Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il mare, da luogo del cuore a discarica

DOVREBBE essere uno dei nostri luoghi del cuore, invece lo trattiamo come una discarica. Il mare. Un problema che non può più essere ignorato. Tutti dobbiamo essere informati e non dobbiamo far finta che non esista. Basta digitare su Internet la parola «inquinamento marino» e si aprono intere pagine che cercano di informare e sensibilizzare i cittadini con diverse iniziative divulgative. Ma noi ragazzi siamo informati e consapevoli? Forse poco, almeno finché non inciampiamo in una bottiglia di plastica in spiaggia o vediamo galleggiare rifiuti in mare. L’inquinamento, tuttavia, non è solo ciò che vediamo, anzi molto spesso l’invisibile è più pericoloso dell’evidente: basti pensare all’inquinamento da metalli, idrocarburi, pesticidi, prodotti dell’agricoltura, composti che si accumulano sui fondali marini. I farmaci e le plastiche, i grandi nemici: l’enorme utilizzo di tali composti, la scarsa efficacia dei depuratori, la poca educazione ambientale e la mancanza di un adeguato sistema di controllo rendono la situazione allarmante. Il nostro Mar Adriatico non gode di ottima salute: dagli ultimi studi realizzati lungo la costa adriatica, si troverebbero ogni 100 metri di spiaggia circa 658 rifiuti di ogni genere; di questi, quasi tutti sono oggetti costituiti di polimeri artificiali (cioè materiali che non esistono in natura, come plastiche o fibre sintetiche). Ogni anno si stima che finiscano nelle acque marine milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Col tempo, le macroplastiche diventano microplastiche (piccole particelle) e vengono filtrate dal plancton che, a sua volta, è ingerito dai pesci. Facile arrivare al nostro stomaco. Le specie bentoniche (cioè quelle che vivono a contatto del fondo) hanno una maggiore concentrazione di microplastiche rispetto alle specie pelagiche (presenti nella colonna d’acqua), confermando che il sedimento marino costituisce un importante deposito anche per le microplastiche. In seguito alla visita al Museo «A come Ambiente» a Torino, abbiamo iniziato ad acquisire consapevolezza della situazione. Il percorso è lungo e non privo di ostacoli, ma da qualche parte occorre iniziare. Piccoli passi alla volta, e il cervello sempre acceso. Siamo tentati di lasciare una bottiglietta di plastica sulla riva? Non abbiamo proprio voglia di raggiungere quel bidone della spazzatura? Pensiamoci: il mare è nostro amico e dobbiamo prendercene cura. Iacopo Regoli ed Emanuele Mandolesi IIIC

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