Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Su il sipario sul nuovo teatro Vaccaj

ECCO COME le restauratrici hanno lavorato al teatro Vaccaj alle splendide decorazioni. Volete presentarvi e definirvi dal punto di vista professionale? «Siamo Tania Bettucci e Samantha Ciurlanti. Abbiamo lavorato alla decorazione del Vaccaj, insieme a Valentina Parrucci». Che studi avete seguito? «Abbiamo frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti. Dopo il diploma abbiamo seguito dei corsi di specializzazione. Sin da allora il Vaccaj è stato tema ricorrente nel nostro percorso di studi, il lavoro per la tesi è stato redatto sul sipario storico, i parapetti di Lucatelli e i fondali di scena di Fontana, gioielli preziosi di tale teatro». Cosa avete provato quando vi hanno proposto di collaborare al recupero pittorico del Teatro Vaccaj? «È stata un’esperienza bellissima ed emozionante, anche perché volevamo lasciare qualcosa di nostro alla città in cui siamo nate». Quanto tempo avete impiegato ad eseguire il lavoro di decorazione? «Abbiamo cominciato all’inizio dell’autunno e finito in estate». Come avete fatto a raggiungere un soffitto così alto e che posizione avete assunto per dipingere? «Era stata costruita un’impalcatura a più piani, dal pavimento fino ad arrivare all’altezza del loggione. Per decorare il soffitto, raggiungevamo quest’ultimo livello salendo le scale del teatro fino ai loggioni e da lì uscivamo per muoverci in libertà sull’impalcatura che in realtà era come un pavimento che ricopriva l’intero spazio orizzontale dell’edificio. Per farci raggiungere la parte più alta, che corrisponde alla cupola, era stata realizzata un’altra impalcatura. Questa complessa struttura a più livelli ci consentiva di raggiungere ogni livello per poter lavorare su ogni spazio delle pareti e del soffitto del teatro, ma non ci permetteva di avere una visione d’insieme della decorazione complessiva e, di conseguenza, capire se la prospettiva delle immagini fosse esatta. Più di una volta abbiamo fatto smontare tutta la struttura per osservare dal basso il lavoro già svolto». Quali colori e tecniche avete usato per la decorazione del soffitto? «Abbiamo utilizzato le terre naturali. Come ai tempi di Fontana, anche oggi esistono in commercio polveri colorate a cui vanno aggiunti collanti, poi il composto è mescolato con acqua. Questo procedimento viene fatto il giorno precedente, perché il collante si deve amalgamare bene. Il colore che si crea, essendo un composto naturale, ha una durata breve e si deteriora facilmente: dovevamo valutare bene la quantità giusta da preparare. Bisognava considerare che per ogni immagine occorreva creare moltissime sfumature, basti pensare alle pieghe delle vesti delle muse o al loro incarnato». Quale è stata la parte più difficile del lavoro di decorazione? «Realizzare il disegno della volta che è a forma di ombrello e divisa in quindici unghie. In essa sono rappresentate sette divinità femminili alternate da putti che sorreggono gli emblemi di ognuna. La decorazione doveva tornare identica a come era prima dell’incendio; avevamo come riferimento la foto scattata dal tolentinate Franco Mosconi negli anni Ottanta e fornita dall’Archivio comunale. Ma riportare l’immagine da una foto su una superficie che non è piana è stato laborioso. Inoltre, creare le gradazioni esatte, cioè il più possibile simili al campione, è stata una bella sfida». Quali sono le emozioni provate, la sera dell’inaugurazione, quando siete entrate nel teatro e avete visto il vostro lavoro illuminato dalla luce dei riflettori, contemplato e ammirato dai visitatori? «Siamo rimaste senza parole, abbiamo provato un’emozione unica, per aver contribuito, nel nostro piccolo, alla realizzazione di quello splendore. Ma è nei giorni successivi alla riapertura del teatro che abbiamo vissuto l’emozione più viva, quando la gente, chi incontravamo per strada o mentre facevamo la spesa, veniva a congratularsi con noi e a ringraziarci per aver restituito al teatro il suo antico splendore. Quell’abbraccio caloroso e autentico di Tolentino ci ha riempito il cuore di gioia ed è stato per noi l’omaggio più grande». Chiara Lazoi, Lucrezia Mercuri, Luca Micalizzi 2ª D

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