Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La stupidità della guerra vista dai soldati

UNA LEGGERA pioggia cade sugli elmi dei soldati che camminano da almeno cinquanta chilometri con poche soste. Il cielo è grigio se non completamente nero. Gli stivali ormai hanno perso il colore verde mimetico e si sono ricoperti di fango. Il sudore della fatica si mischia alla pioggia e al fango. Ben diecimila soldati devono raggiungere il fronte per fare da supporto. Ormai tutte le armi sono fradicie dalla pioggia e dall’acqua che viene dal fiume che ogni tanto schizza contro i soldati. Molte persone non reggono e cedono prima, ma se si fermano poi, nessuno li riandrà a riprendere. Ormai si è troppo avanti. Tornare indietro è impossibile. Il treno che è voluto usare per trasportare gli uomini è stato distrutto dai bombardamenti. Chiunque è stanco. I volti dei soldati sono tutti grigi, come se avessero perso colore. Nessuno parla. L’unico suono che si sente è quello degli stivali che scivolano nel fango. Sono tutti in fila, giovani presi e strappati dalle loro famiglie. Ormai non si ha più paura di morire in battaglia, ma di morire per la fatica. Nessuno vorrebbe essere lì, nessuno vorrebbe fare la guerra. Né loro, né chi è contro di loro. A farsi la guerra sono i politici, che usano i soldati come pedine. La pioggia si fa più intensa e a volte dalla montagna si staccano grossi pezzi di roccia. Nessuno sa se ritornerà a casa, nessuno sa se quando ritornerà ci sarà ancora la propria casa. Oltre alla fatica poi, c’è anche il terrore di essere stati intercettati da qualche spia e colti di sorpresa. La loro vita è appesa a un filo. Dal fronte nemico tramite una spia, i nemici potrebbero trovare la loro posizione e decidere di bombardarli. Ovviamente tutti sperano che non succeda. Alcuni di loro non sanno neanche perché sono lì, perché sono dovuti andare via dalla loro casa. Ci sono uomini di ogni genere, gli innocenti, gli arroganti, chi si rende conto che la guerra non è così facile come pensavano. Si aspettavano di meglio da questa guerra, invece no. Devastazione, distruzione, morte. Molti di loro cominciano a pensare che forse è stato tutto un errore e capiscono quanto sia stupido l’uomo, che si distrugge da solo. Altri sperano in una tregua o che l’incubo finisca, come era accaduto nel fronte tedesco-britannico. Ma non era ancora tempo di finire la guerra dato che la fazione alleata stava perdendo. Il loro scopo era solo uno: combattere per sopravvivere. Michele Gambelli III A