Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Il nostro Giorno della memoria: così uno spettacolo teatrale può far ragionare di bene e male»

IL 28 GENNAIO noi studenti della Scuola Secondaria di Santa Sofia ci siamo recati al teatro Mentore per assistere allo spettacolo ‘Giobbe, storia di un uomo semplice’, tratto dal romanzo di Joseph Roth e adattato per il teatro da Francesco Niccolini, che ne è anche il regista. Lo spettacolo, che consiste in un monologo interpretato da Roberto Anglisani, ci è piaciuto tantissimo perchè il narratore è molto bravo a raccontare la vicenda e riesce benissimo a dare voce ai vari personaggi, a esprimere gli stati d’animo, i pensieri e i sentimenti dei protagonisti. Ma soprattutto è stato sorprendente per noi accorgerci di come, utilizzando semplicemente la sua voce e i movimenti, l’attore sia riuscito a intrattenere e incuriosire gli spettatori, a farci affezionare a tutti i personaggi. Infatti, pur essendo uno spettacolo lungo, senza musiche, immagini e scenografie, non ci ha annoiato e l’abbiamo seguito senza nessun problema. Ci siamo resi conto che la narrazione lasciava libera la fantasia, perciò nella sala c’erano tantissimi Menuchim, ognuno diverso dall’altro, perchè ciascuno lo immaginava a suo modo. Questo potrebbe sembrare strano, visto che noi ragazzi siamo abituati a un approccio multimediale che coinvolge più sfere sensoriali, ma le storie, si sa, piacciono a tutti, bambini e adulti, fin dai tempi più antichi. PER NOI è stato come sentir raccontare una fiaba. Una lunga fiaba, la vicenda di una famiglia molto povera che più di cento anni fa viveva in Russia, al confine con la Polonia. Lì, in un villaggio così piccolo che non era riportato su nessuna mappa, abitava un maestro. Si chiamava Mendel Singer. Era un uomo semplice, molto devoto al Signore. Insegnava la Bibbia ai bambini, come prima di lui aveva fatto suo padre, con molta passione e poco successo. Mendel e sua moglie Deborah avevano tre figli: Jonas, Schemarjah e Mirjam, tutti sani; il quarto era in arrivo. Quando Menuchim nacque purtroppo si scoprì che era malato di epilessia. Così iniziano per la famiglia Singer una serie di grandi sventure. Mendel deve abbandonare la sua terra e il figlio malato per andare a New York, in un mondo che gli è totalmente estraneo; la moglie, il figlio e la figlia uno dopo l’altro vengono toccati dalla morte, dalla guerra e dalla pazzia. Mendel sprofonda nella solitudine e nella disperazione, ma alla fine avviene il miracolo: il vecchio padre incontra in maniera del tutto inattesa e insperata il figlio, che aveva lasciato al villaggio. Menuchim è vivo, è guarito ed è diventato un famoso musicista. La storia era molto bella, nonostante sia molto triste, e ci ha subito catturato e affascinato, ricca com’è di colpi di scena, momenti di grande tensione, immagini che restano impresse nella mente. PERCHÈ scegliere proprio questa storia per celebrare il Giorno della Memoria? In questo giorno – che coincide con l’arrivo nel gennaio del 1945 delle truppe sovietiche nel campo di Auschwitz – si ricordano le vittime del nazismo, lo sterminio degli ebrei; nello specifico italiano, le leggi razziali del 1938 e il dramma dei deportati nei lager. La vicenda raccontata da Anglisani invece non tratta delle sofferenze e dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, ma attraversa piuttosto la storia del primo Novecento, dalla Russia all’America, fino alla prima guerra mondiale. La vicenda dell’uomo semplice è una storia di sofferenze, sciagure e morte; rappresenta temi universali come il dolore, la paura, la speranza e la disperazione, la preghiera e la ribellione a Dio. Mette in scena le vicende drammatiche di una famiglia ebrea sottoposta ai duri colpi del Destino e della Storia, sempre bersagliata da sventure che sembrano non avere mai fine e che a un certo punto non si riescono più né a comprendere né ad accettare, proprio come la nostra ragione fatica a comprendere e accettare la tragedia della Shoah. Come dice Skowronnek, grande amico di Mendel «Noi siamo dentro il disegno, e il disegno ci sfugge». Il Male è un mistero e il dolore mette a dura prova anche l’uomo più giusto. Ma alla fine, quando pare che la fede e la speranza abbiano abbandonato Mendel, il miracolo avviene : fra le rovine della guerra, della morte e dell’esilio la vita ha continuato a scorrere e un filo sottile ma indistruttibile ha legato padre e figlio fino a permettere il loro ricongiungimento. E alla fine Mendel si addormenta, carico del «peso della felicità e della grandezza dei miracoli». Il messaggio è molto forte e significativo: anche il Male delle volte perde contro il Bene. È questo per noi il senso del Giorno della Memoria: credere che «nella storia dell’umanità e nel comportamento degli uomini, accanto al Male, indagato e visibile, sia presente anche il Bene. E che di fronte al Male si possa sempre dire un sì o un no». Classe 3ªB

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