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Gambalunga, la biblioteca ha 400 anni

LA REDAZIONE Santa Filomena è rimasta colpita da un fatto accaduto il 28 dicembre scorso. Lo scrittore e giornalista Gian Antonio Cibotto, morto a 92 anni nell’agosto del 2017, è stato il benefattore di una grande quantità di libri donata a Rovigo. L’immenso patrimonio regalato al comune e alla biblioteca è stato definito però «paccottiglia» dall’Accademia dei Concordi, che si occupa di queste cose e ha come motto «L’amor del pubblico bene». Così due container hanno portato al macero 40mila volumi, 27 quintali di libri. La notizia ha suscitato molto scalpore e ancora più amareggiante è stato il fatto che i libri distrutti sarebbero ancora in buono stato e che non si sia trovata una soluzione per il materiale in questione, anche da destinare ad altre biblioteche. Non è accaduto così per fortuna alla nostra antica e preziosa biblioteca Gambalunga che quest’anno compie la bellezza di 400 anni. La sua storia è cominciata proprio da una donazione, quella di Alessandro Gambalunga, che già nel 1617 aveva reso accessibile al pubblico, tramite un atto notarile rogato a Pesaro, la sua biblioteca privata, che offriva libri acquistati sulla ben fornita piazza di Venezia, trasportati a Rimini via mare e rilegati parte a Venezia e parte nel suo stesso palazzo, nell’attrezzato laboratorio di «messer Matteo libraro». Il Gambalunga la dotava inoltre di 300 scudi annui per l’incremento, la legatura e il restauro dei libri e di altri 50 scudi per lo stipendio del bibliotecario, «persona di lettere idonea et atta», la cui nomina era affidata all’ «Illustrissimo Magistrato di Rimino», cioè ai consoli. Il bibliotecario doveva assicurare l’apertura quotidiana della libreria, «in un’hora a lui et alli altri commoda», fornire assistenza ai visitatori, decidere quali libri acquistare e come organizzarne la consultazione. L’irremovibile regolamentazione della gestione della biblioteca dimostra non solo la preoccupazione del Gambalunga di conservare integra l’amata raccolta, ma di voler garantire la continuità dell’uso pubblico, facendo del bibliotecario il custode del «publico comodo, utile et honore». All’epoca, i volumi della biblioteca gambalunghiana erano 1438, ma adesso sfiorano cifre altissime: circa 15mila soltanto i libri per ragazzi. C’è anche un piccolo scaffale con libri in inglese, francese, arabo, cinese, albanese, affinché tutti abbiano la possibilità di leggere nella propria lingua o tentare di impararla. E bravo messer Gambalunga! Francesco Morazzini, Sofia Rossi, Emma Bolognesi, Marco Ronchi e Gianmaria Sanchi

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