Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Arquata ora è solo una città fantasma»

SIAMO ad Arquata, città fantasma, dopo il sisma del 2016, che l’ha quasi rasa al suolo, con il collasso delle case, delle chiese e lo smottamento di una parte del bastione. La Rocca, pur danneggiata, veglia sul paese distrutto. Abbiamo una testimonianza, la signora Clara, vissuta ad Arquata con la sua famiglia, come le generazioni che l’hanno preceduta. Signora Clara, cosa rimane di Arquata? «Le macerie, un ammasso irriconoscibile di brandelli di case, poche ancora da abbattere, la Rocca medievale e i monti Sibillini. Il mio paese non è più qui, insieme ai ricordi di una vita. Tante persone non ci sono più. Era un borgo incastonato nelle montagne, c’erano la chiesa dei santi Pietro e Paolo, di sant’Agata a Spelonga, gioiello di architettura. Oggi si possono ammirare solo all’ esterno. Sono scomparse attività storiche come il Forno Cappelli, situato a Borgo, ora dilaniato». Come vive questo inverno? «La neve prima dava gioia, ora è vissuta come una tortura. Viviamo nelle casette pensate per la costa. Manca l’acqua calda, le tubature sono ghiacciate, i comignoli bassi, i boiler esterni, gli infissi montati male, gli spifferi congelano l’interno. Fuori, fango dappertutto. Ho cercato di sentire mia la casetta, ma questi villaggi sono tutti uguali, senza storia, tradizioni, volti. Siamo pochi, ma siamo rimasti, le radici sono un forte richiamo». Cosa le manca di Arquata? «Mi mancano il suono delle campane, il chiacchiericcio della gente, il rumore delle fontanelle, il profumo di legna dei camini accesi, delle castagne. I nostri occhi erano rivolti in alto, al cielo, alle nubi e in basso, all’acqua e alla terra. Ammiravamo, passeggiando, i giochi della natura, le opere d’arte, arricchiti di quelle impressioni e sensazioni che né i libri, né i quadri sanno dare». Cosa ricorda di quel giorno? «Sono stata svegliata dai lamenti del mio cane che aveva avvertito la scossa. Ho sentito un forte boato. Pur sapendo che la casa era solida, siamo usciti alla ricerca di un posto sicuro. Benedico quella scelta, perché dopo qualche secondo, la casa è crollata. Intorno, tanto rumore, polvere e urla di persone vigili sotto le macerie». Non vogliamo rinnovare il suo dolore. La ringraziamo per la lezione di compostezza. «Sembra proprio che il canto della caducità delle cose terrene oggi debba sorgere naturalmente da questa terra della malinconia. Perfettamente concorde allo spirito della terra, quello dei suoi abitanti».

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