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Quando il commercio è equo e solidale

IL COMMERCIO equo e solidale è una forma di commercio che accerta al produttore ed ai suoi dipendenti un prezzo giusto garantendo anche la tutela del territorio da cui si ricavano i prodotti. Si oppone alla massimizzazione del profitto praticata dalle grandi catene di distribuzione organizzata e dai grandi produttori, è quindi un tipo di commercio internazionale nella quale si cerca di far sviluppare aziende economicamente sane nei paesi più sviluppati e di certificare ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso, per questo si contrappone alle pratiche di commercio tradizionale. Tra i tanti produttori, nel mondo, spiccano l’Argentina, il Brasile, il Cile, la Colombia e l’India. Il primo tentativo di commercializzare merci in modo equo e solidale ebbe luogo nei mercati del nord Europa nel 1940 e 1950 da parte di gruppi religiosi e di organizzazioni non governative. Tra le caratteristiche principali vi è l’intenzione di abolire la determinazione dei prezzi, l’incertezza di sbocchi commerciali dei prodotti, il ritardo dei pagamenti, la mancata coscienza dei mercati in cui vengono venduti i prodotti e l’impiego di lavoratori con scarsa produttività. Tipici prodotti del commercio equo sono il caffè, il tè, lo zucchero di canna, il cacao e prodotti dell’artigianato. In Italia le botteghe solidali sono circa seicento e sono concentrate in prevalenza nel nord-ovest dove vi è il 38% del totale e nel nord-est dove vi è il 22,6% del totale. Da notare che l’88% di esse si trova nelle metropoli. Le persone coinvolte nelle botteghe, tra volontari, dipendenti, soci e cooperative sono sessantamila. Le merci del commercio equo, specialmente quelle alimentari, si trovano in molte catene della grande distribuzione come Coop Italia, Crai, Auchan, Lidl, Esselunga, Conad. I punti vendita che trattano prodotti equosolidali in Italia sono più di cinquemila. Il commercio equo e solidale è però spesso criticato per il modo attuale con cui viene praticato e certificato, ovvero il modo in cui vengono attuati i controlli sui prodotti e le produzioni agricole; tralasciando che a volte si è anche detto che questo settore sfruttasse il lavoro minorile e la manodopera. Rimane comunque un’iniziativa importante per l’ambiente circostante, i paesi in via di sviluppo e le popolazioni che vi abitano, che vengono aiutate da questo tipo di commercio che come primo obbiettivo ha quello di farle progredire. Carlo Martino, Edda Ghiandoni, Mariateresa Fidanza-Fidanza, Diego Spano e Francesco Valentini

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