Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Paolo era felice per quanto aveva fatto»

«ESISTONO bombe che uccidono uomini ma non esistono bombe che fermano l’amore». Questa è una delle frasi che Salvatore Borsellino ci ha detto durante l’intervista svolta il 4 dicembre, giorno dell’intitolazione della nostra scuola da Duca Amedeo di Savoia a Paolo Borsellino. A metà mattinata noi due, insieme ad altri tre ragazzi che frequentano il laboratorio di giornalismo e a una ragazzina di prima, abbiamo incontrato Salvatore e gli abbiamo posto qualche domanda riguardante la vita del fratello. Inizialmente eravamo tutti molto tesi alla sola idea che qualcosa andasse storto ma, una volta cominciata l’intervista, ci siamo subito resi conto della gentilezza e della cordialità dell’uomo che avevamo davanti, e ci siamo sentiti a nostro agio. Inoltre, poter intervistare, o anche solo parlare, con un personaggio così vicino alla figura di Paolo Borsellino ha fatto sentire noi ragazze e ragazzi davvero onorati e orgogliosi. Una delle domande che gli abbiamo posto è stata: «Durante la vita di Paolo lei lo ha sempre appoggiato nel suo lavoro? Qualche volta ha cercato di fermarlo a causa del pericolo che poteva correre?». Lui ci ha risposto raccontandoci che una volta telefonò al fratello per incitarlo ad andarsene da Palermo come aveva fatto lui. Paolo gli rispose che non l’avrebbe mai fatto e rimproverò Salvatore dicendogli che non si sarebbe comportato lui. «Mi disse – ci ha confessato Salvatore – che io ero fuggito dal pericolo per avere una vita tranquilla e priva di problemi. È vero, ho lasciato la Sicilia per il mio lavoro, sono ingegnere, ma se ho deciso, ormai da diversi anni, di portare avanti, con la testimonianza, la battaglia di Paolo è anche per quelle sue parole». Solamente da questa risposta possiamo capire la voglia di riuscire a fermare la mafia e tutto ciò che racchiude. A seguire Salvatore ha anche aggiunto che, il giorno della strage in via D’Amelio, quando Lucia, la figlia di Paolo, andò a vedere il padre morto, vide che sotto i baffi anneriti del fumo c’era un sorriso. «Probabilmente stava a significare – ci ha detto il fratello – che Paolo era felice di ciò che aveva fatto e che soprattutto era ottimista sul fatto che la battaglia sarebbe stata vinta grazie ai giovani». Al termine eravamo tutti molto commossi e toccati profondamente da quelle parole. Siamo certe che non dimenticheremo mai quest’esperienza. Giulia Michelangeli e Lucia Maiolatesi III C

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