Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Così aiutiamo i bambini dell’Africa»

LO SAPEVATE che lo stipendio medio di una persona in Senegal è 150 euro al mese? Lo sapevate che tra le lingue studiate in quel Paese c’è anche l’italiano? Lo sapevate che le case sono condivise e che in molti casi si partorisce al loro interno? Noi, come voi, fino a poco tempo fa ignoravamo molte di queste cose e non le abbiamo scoperte sulle pagine di un libro di geografia, ma attraverso un’intervista alla vicepresidente dell’associazione imolese ‘Kasomay’, Antonella Allegrini. Kasomay è una Onlus che opera in Senegal in campo sanitario, offrendo assistenza sanitaria a bambini e ragazzi da 0 a 18 anni, facendosi carico di patologie acute e croniche. L’abbiamo conosciuta grazie a un membro della classe che ci ha permesso di aiutare in prima persona con la donazione di quanto guadagnato durante un progetto didattico e di approfondire la tematica del divario Nord-Sud e della cooperazione tra persone. Abbiamo invitato Antonella Allegrini e Abdou in classe, perché studiando i concetti sui libri è più complicato capire certe cose, mentre sentendo le esperienze di chi li ha vissuti tutto diventa più chiaro. Antonella, perché ha scelto di aiutare le persone in difficoltà? «Non l’ho scelto, è capitato. Ero stata in Etiopia nel 2001 e mi ero ripromessa di ritornare in Africa per fare qualcosa. Ci sono tornata insieme a medici e pediatri nel 2011, anno della mia prima missione in Senegal. Nel 2013 ci fu, invece, la fondazione di Kasomay. Da allora svolgiamo in media due o tre missioni all’anno». Kasomay dove opera? «Kasomay opera principalmente in Senegal, nella regione della Casamance, al confine con la Guinea Bissau». Perché ha scelto questo nome per l’associazione? «Abbiamo scelto questo nome perché in dialetto senegalese vuol dire ‘pace’ e aveva un’assonanza con la parola italiana ‘casomai’ che per noi significava ‘casomai riusciamo a fare qualcosa…’ Suona come una parola di speranza, e per questo a molti è piaciuta subito. Ammetto che all’inizio il nome ‘Kasomay’ non mi convinceva fino in fondo, ma ora mi ci sono abituata». Cosa fate? A quanti bambini avete migliorato la vita? «Andiamo ad aiutare i bambini che abitano nella regione della Casamance con pediatri, dermatologi, farmacisti, ottici e cardiologi. In missione facciamo visite mediche a centinaia di bambini quasi tutti i giorni, oltre ad andare negli orfanotrofi a fare i bilanci di salute e tanto altro ancora. Abbiamo fatto operare quattro o cinque di loro al cuore e salvato bimbi diabetici ed epilettici. Negli ultimi due anni abbiamo adottato due pediatri, in modo che siano costantemente d’aiuto nell’ambulatorio in Senegal, perché ci siamo resi conto che non potevamo aiutare solo nel piccolo periodo in cui siamo in missione, ma sempre». Cosa ‘guadagna’ da questa attività? «Guadagno la soddisfazione di vedere bambini che stanno crescendo perché a qualcuno di loro abbiamo davvero salvato la vita». Classe 3ªF Scuole medie Orsini © RIPRODUZIONE RISERVATA

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