Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Coi ragazzi porteremo in scena L’Otello»

FIORENZA Montanari è l’esperta di teatro che segue gli alunni dell’Istituto comprensivo «Coldigioco» nel corso teatrale che terminerà il 12 e 13 aprile con lo spettacolo Fratello Otello al «Mestica» di Apiro. Montanari, di cosa si tratta? «Proponiamo con i ragazzi di 1ª, 2ª e 3ª Media L’Otello di Shakespeare, adattandolo in forma moderna e ambientandolo in tre epoche diverse. Lo scorso anno, invece, abbiamo messo in scena Senza scienza, una recitazione dedicata alle donne nella scienza». Da quanto tempo collabora con le scuole e, in particolare, con l’Istituto di Apiro? «Sono ormai 12 anni, ho iniziato proprio con la scuola di Apiro, facendo corsi di teatro che si concludono poi con una rappresentazione. In questi anni ho collaborato con tante scuole del territorio». Al di là del rapporto con la scuola, il teatro è la sua vita, giusto? «Nel 2008 ho fondato una mia Scuola di teatro e una compagnia che si chiamano ‘Il Teatro Di Onisio’: è un gioco di parole che rimanda alla divinità classica Dioniso, dio dell’ebbrezza e del teatro». Dal 2012 lei è direttore artistico del teatro «Mestica» di Apiro. E’ difficile gestire un teatro? «Non è facile per niente. Comunque la parte più bella sta nella scelta delle tematiche da rappresentare; poi conosci anche tante Compagnie teatrali. Tuttavia, c’è pure la burocrazia da affrontare, con molte responsabilità e incombenze, soprattutto legate alla gestione della struttura». Da quanto tempo ha questa passione per il teatro? «Sono nata in Italia, ma poi sono vissuta in California fino all’età di 10 anni. Là mi sono appassionata perché il teatro è una materia scolastica: era la mia preferita. Poi, nel ’93, quando sono venuta in Italia, il teatro mi ha aiutato anche per imparare la lingua e ho sempre continuato ad amarlo finché non è diventata la mia professione. Ricordo ancora quando a scuola facevo Biancaneve, mi piaceva tantissimo…». Qual è l’opera teatrale che le è piaciuta di più? «Lo spettacolo più bello che abbia mai visto è Macbettu cui ho assistito di recente: è recitato in sardo, ambientato in Sardegna e vede protagonisti solo attori uomini. Davvero molto originale». Lei preferisce recitare o scrivere testi teatrali? «In genere interpreto ciò che scrivo. Da 7-8 anni le parti che recito le ho redatte personalmente. Se un domani non potessi più recitare, potrei comunque scrivere. Quindi non lo so… Per ora posso solo rispondere che mi piacciono entrambe». Qual è il personaggio che le è piaciuto di più interpretare? «La storia della Sirena è ispirata a mia nonna e pertanto la sento veramente mia. Inoltre, nel 2007 recitavo nel ruolo di una ragazza, Margherita, che s’innamora dell’amore. E proprio in quel tempo mi sono innamorata dell’uomo che è poi diventato mio marito». Fiorenza, ama di più gli Stati Uniti o l’Italia? «Ho scelto di vivere qui perché preferisco lo stile di vita di questo territorio e dell’Italia in genere, però mi piacciono entrambi». Prima di uno spettacolo cosa fa? «Mi trucco. Nel teatro orientale gli attori truccano se stessi perché così facendo entrano nel ruolo guardandosi allo specchio. E’ un momento che riservo a me stessa e al personaggio che vado a interpretare». Tutti possono fare teatro? «Certo, visto che quando si diventa qualcos’altro ognuno di noi può fare qualsiasi parte. Ci sono molti attori famosi, ad esempio, che sono disabili, dislessici, autistici. A nessuno è precluso». Classi 1ª, 2ª e 3ª sezione A

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