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Autolesionismo, da dove nasce?

COSA INDUCE un ragazzo a farsi del male? L’adolescenza è una fase della nostra vita molto delicata; da alcune ricerche emerge che due ragazzi su dieci non si accettano per quello che sono e finiscono per farsi del male. La maggior parte delle volte perché sono esposti a bullismo o perché hanno una famiglia che non dà loro le giuste attenzioni: quindi pensano di essere sbagliati e tendono a farsi del male fisicamente. Col passare del tempo questa convinzione aumenta e diventa una vera e propria malattia psicologica: la persona si convince che non vale niente e questo pensiero la può portare anche al suicidio. Questi fenomeni si manifestano principalmente nei ragazzi tra i 12 e i 25 anni. I FENOMENI più diffusi sono l’anoressia, la bulimia e l’autolesionismo. Noi ci concentreremo principalmente sull’autolesionismo. L’autolesionismo è la voglia di farsi del male fisico da soli sperando di alleviare o sovrastare un dolore psicologico, causato molto spesso da una famiglia che si aspetta l’eccellenza dal proprio figlio, che quest’ultimo non riesce a dare. Tagliarsi è forse il comportamento più diffuso tra gli adolescenti, ma c’è anche chi preferisce piccole ustioni o graffi. LA GIORNALISTA Paola Scaccabarozzi, in un articolo sull’autolesionismo, ha affrontato le cause e i rimedi di questo fenomeno che, tra i giovani di oggi, è sempre più diffuso. Nell’articolo è riportata l’analisi di Giovanni Gabrielli, laureato in farmacia, mental coach ed esperto in psicologia, il quale sostiene: «Quella che gli adolescenti autolesionisti sperimentano è una grandissima solitudine riassumibile in quattro terribili ‘O’: odio tutti, odio Tutto, odio me stesso e odio tutto questo odio che ho verso di me». Nell’articolo c’è la testimonianza di una ragazza che racconta di aver cominciato a ferirsi perché odiava la perfezione che desideravano i suoi genitori. Allora si graffiava con le forbici, disegnava una croce e la madre un giorno le disse: «Che delusione, sei proprio la figlia che non avrei mai voluto». ECCO una dimostrazione del fatto che i figli soffrono molto credendo di essere un fallimento per tutti, ma principalmente per i propri genitori. Per i soggetti autolesionisti il primo passo da compiere è ammettere prima a se stessi poi agli altri di esserne affetti. Capire di non essere da soli è un passo molto importante e parlare con chi ha affrontato lo stesso percorso e provato le stesse emozioni può essere un utile supporto per trovare la forza di parlarne con persone care come amici e parenti. Sicuramente i genitori devono trovare il tempo di osservare ed ascoltare i propri figli per cogliere i primi segnali, le loro richieste di attenzione. Margherita Colli, Cristina Caiazzo e Chiara Federico II B

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