Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Shoah, tragedia da non dimenticare

LO SCORSO 26 gennaio noi della classe III AM dell’Isc Nord, ci siamo recati presso il teatro Concordia per assistere al documentario «1938- Diversi» di Treves che racconta le condizioni della popolazione di religione ebraica in Italia quando da Mussolini furono emanate le leggi razziali ad imitazione dell’alleato Hitler. Nel filmato vengono intervistati diversi testimoni che hanno subito espulsioni, umiliazioni e, infine, la deportazione in Germania con l’internamento nei campi di concentramento. Il film mette in chiaro la concezione nazista dell’umanità suddivisa in «razze»; in particolare veniva perseguitato l’ebreo, considerato un «corpo estraneo» per la sua «diversità». «1938-Diversi» ci ha mostrato quanto può essere grande la crudeltà dell’uomo, la sua brutalità esercitata sugli altri uomini. Quando Hitler, leader della Germania, elaborò la sua aberrante teoria della razza, dapprima emarginò e perseguitò gli ebrei e poi li recluse nei lager dove le condizioni di vita erano terribili: qui essi lavoravano duramente tutta la giornata e avevano, a testa, solo una piccola porzione di cibo. Molti morivano di freddo e di fame. I neonati, strappati dalle braccia delle madri che li avevano appena partorito, venivano lanciati in aria per poi essere uccisi a colpi di pistola. Nei campi c’erano anche disabili, oppositori politici, omosessuali, rom, Testimoni di Geova ed altri. Il 27 gennaio 1945, ad opera dei russi, i cancelli di Auschwitz, nella Polonia occupata dai nazisti, si aprirono i cancelli e furono liberati tutti i prigionieri. Oggi in questa data si celebra la Giornata della Memoria proprio per non dimenticare il terribile sterminio per il quale non poteva esserci nessuna motivazione. è triste pensare che la morte di sei milioni di persone innocenti sia avvenuta solo per la follia o il divertimento dei più potenti. CERTAMENTE «odio chiama odio» e noi abbiamo il dovere di riflettere che non esistono «razze inferiori», ma semmai popolazioni con usi, culture diverse dalle nostre con le quali possiamo convivere in pace e collaborazione. «Come ogni ebreo ho paura, ho paura che mi trovino, ho paura degli spari, delle urla invocanti pietà a chi non sa cosa sia. Chiudo gli occhi e vedo migliaia di ebrei come me nei lager, in quei luoghi cupi, freddi e misteriosi che nessuno conosce davvero, dove bambini e anziani in pigiama, con numeri marchiati sulla pelle, vengono spinti e intrappolati come animali in camere a gas. E’ quello il momento in cui i sogni dei bimbi svaniscono trasportati dal vento e le loro speranze si dissolvono nella pioggia».

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