Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Chi rovina l’arte offende storia e città

 

QUALCHE mese fa in classe abbiamo letto un articolo di giornale che riguardava un atto di vandalismo accaduto a Venezia. Sono stati quattro studenti fuorisede, di cui due iscritti all’Accademia delle Belle Arti che, dopo aver festeggiato con spritz e birra, hanno imbrattato i Leoncini di piazza San Marco e il ponte del Carmine. Non si sa il perché di un gesto così grave, forse i ragazzi erano sotto effetto di alcol oppure volevano sfogarsi per qualcosa. Anche a Porto San Giorgio è capitato di vedere saracinesche imbrattate con bombolette spray e muri rovinati di edifici pubblici e privati. «Ricordo – dice Giacomo Cerquozzi – di quando anche io con il compasso ho inciso il mio nome sul banco delle elementari credendo che non fosse una cosa grave visto che già ce ne erano altri. Quando mio padre è stato alla riunione, lo ha visto e mi ha sgridato molto, spiegandomi che il banco è un bene di tutti e che dovevo tenerlo con cura per farlo utilizzare in futuro ad altre persone». RISPETTO all’episodio accaduto a Venezia, non capiamo come sia possibile che gli studenti dell’Accademia, si siano resi autori di un atto del genere; loro che, dato il corso di studi che frequentano, dovrebbero difendere monumenti e opere d’arte. Vorremo vedere come reagirebbero se una persona qualunque entrasse a casa loro e distruggesse ogni cosa. Secondo noi queste persone dovrebbero essere punite severamente e in modo esemplare affinché atti simili non si ripetano più. Forse i ragazzi in questione non conoscevano l’articolo 52 della Costituzione italiana, secondo cui «è sacro dovere del cittadino difendere la Patria, opere d’arte incluse». Rovinare un’opera d’arte o un monumento significa rovinare «un ricordo» della nostra storia. Con questo gesto i quattro ragazzi non solo hanno offeso la città e tutti i veneziani che li hanno accolti per farli studiare, ma hanno danneggiato un simbolo della storia locale e nazionale, cioè italiana. Dunque, anche la nostra. Discutendo di questo episodio, anche i nostri genitori si chiedono se a volte in questi casi, non sia colpa dei genitori stessi, che non sono riusciti a trasmettere ai figli valori importanti come il rispetto e l’educazione. Pensiamo inoltre, che in queste occasioni, non sia giusto che il Comune debba pagare per ripulire e restaurare: che siano i responsabili a rimediare. Lo dice anche un proverbio: «Chi rompe, paga». Classe II A

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