Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Cellulare, gioie e dolori: è sia un ponte che un muro. Ma le emozioni sono ‘fredde’

L’INCONTRO al San Giacomo lo scorso settembre con il giornalista Aldo Cazzullo, autore del libro ‘Metti via quel cellulare’ è stato per noi molto interessante e ha aperto, prima tra noi e poi con i nostri genitori, un confronto sulla necessità d’uso del cellulare. L’autore nel libro si confronta su questo tema con i figli Rossana e Francesco. Egli ha così esordito: «Vi sarà capitato di rispondere al cellulare mentre si è a tavola o mentre si parla con qualcuno...». Sì, ci è capitato di sottrarre a familiari e amici il tempo prezioso dello stare insieme. Ci siamo in parte riconosciuti nelle sue parole: ci portiamo dietro il nostro piccolo mondo, il cellulare, e ci perdiamo i nonni e i loro racconti, magari crediamo di parlare agli altri di noi quando in verità parliamo con noi stessi, Cazzullo definisce ciò narcisismo di massa, una sorta di ‘malattia’. «E che dire poi – insiste Cazzullo –, di secoli di cultura che si frammentano in sciocchezze?». NIENTE giornali, film, niente fantasie, né assaporare il tempo e la noia. Beh, non esageriamo! Molti di noi hanno ridotto il tempo d’uso del cellulare un po’ perché controllati dai genitori e un po’ perché abbiamo capito che sprechiamo in molti casi tempo e occasioni da dedicare a noi e agli altri. Pensiamo comunque che con la rete le relazioni si sviluppino; la rete offre opportunità di informazione, di lavoro che non distrugge, come si sostiene per i bancari, ma cambia, rinnova. È come aver attaccato una spina al mondo. Ci si tiene aggiornati su tutto: il concerto del cantante preferito, la partita di pallavolo del giocatore preferito. E poi si usa anche a scuola. I timidi tra noi inoltre affermano che i social li aiutano a stabilire contatti altrimenti forse negati. Ed ancora le foto: le puoi riguardare quando vuoi, piccoli tesori cui si legano emozioni diverse. Cazzullo invece si emoziona al ricordo del diario della vicina di banco chiuso con il lucchetto. Ma si usa ancora?! Diamo però ragione ai figli dello scrittore: noi giovani dobbiamo rendere più umana la rete e questa è una sfida. Prese le necessarie precauzioni per salvaguardare la privacy, dato che non sempre gli interlocutori sono in realtà quello che dicono di essere, e bene attenti ai pericoli nascosti nella rete, riteniamo che i social siano divertenti, mostrino punti di vista e prospettive diverse su argomenti anche importanti. La cosa giusta è una via di mezzo: esser noi padroni del cellulare, delle tecnologie, e non viceversa. Insomma sapere spegnere e uscire. Non diventare vittime di un’ossessione, lontani dalla vita reale. I nostri genitori, interrogati sulla questione, pensano che l’uso del cellulare abbia generalmente ridotto, in alcuni casi annullato, il dialogo con i figli. Ecco alcune loro opinioni. «A tavola una volta si parlava di più, anche se prevalentemente dei risultati scolastici, ma le discussioni più delicate si affrontavano con amici e coetanei». «Penso che il cellulare abbia penalizzato moltissimo la comunicaziione in famiglia, contribuendo ad amplificare l’isolamento degli adolescenti, ma ha paradossalmente anche accorciato la distanza tra noi e i ragazzi, compromettendo il giusto rispetto; i ruoli stessi all’interno della famiglia». «I telefoni e le chat hanno sostituito lunghe chiacchierate, scambi con adulti e coetanei. Con mia figlia parlavo sempre di tutto, ora semplicemente la guardo chattare con i suoi amici. La cena con lei dura massimo 10 minuti, e lei prosegue guardando il cellulare o la Tv. Ma anch’io, lo ammetto, sottraggo tempo alle mie figlie per telefonate di lavoro e rispondere a messaggi». «Mi sono accorto che il telefono rende meno pazienti e attenti all’ascolto dell’altro, anche in famiglia; ci aspettiamo la velocità del tweet e con la stessa velocità incameriamo informazioni». «Prima sulle notizie di cronaca ci si confrontava con opinioni diverse, ora si guarda tutto su internet». Ma, ci chiediamo infine dubbiosi: la responsabilità è tutta del cellulare o anche degli adulti che non sanno più parlare con i ragazzi e trasmettere interessi o passioni? Classe 3ªH

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