Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Case in terra cruda: la vita di un tempo

SIAMO RIMASTI a bocca aperta appena ci siamo addentrati assieme alle tre guide nel bellissimo borgo antico Villa Ficana di Macerata. Questo luogo non è altro che una macchia di casette a mattoncino circondata da palazzine di cemento armato, era quasi come se fossimo entrati in un altro mondo! Questo quartiere è composto da case in terra cruda, e proprio per questa caratteristica nel 2003 la Soprintendenza regionale riconobbe il grande potenziale e lo aggiunse, come monumento storico, nel «club» dei Beni e delle attività culturali delle Marche. La storia del borgo narra che dopo la crescita economica avvenuta nel XIX secolo, gli abitanti lasciarono le loro abitazioni per trasferirsi in città, dove i mezzi di comunicazione erano più all’avanguardia, e dove sostanzialmente si era sviluppata la società maceratese, perciò Ficana ridivenne campagna. Poi nel 1862, anno che seguì l’unificazione italiana, ci fu la rifondazione del quartiere. Tale data fu talmente importante per questo luogo, che la troviamo incisa sulla parete della prima casa del quartiere stesso. Oggi Villa Ficana comprende una zona di circa 7.000 metri quadrati nella quale sorgono abitazioni composte da cinque o sette unità abitative. Queste case sono per la maggior parte abitate e le restanti fanno parte dell’ecomuseo. Le prime sono state successivamente rivestite con i mattoni, rispettando i parametri di un borgo storico, i proprietari inoltre, hanno rinforzato le fondamenta e hanno un po’ modificato gli interni. Le casette non abitate sono state lasciate così come erano, quasi se non fosse passato il tempo: le pareti di 30cm ricoperte di fango e paglia, le possiamo osservare e toccare, e già al tatto i vari strati vengono percepiti, inoltre queste abitazioni presentano finestre molto piccole per non far andare via quel poco calore che riusciva a produrre il fuoco in inverno. Entrando, abbiamo provato ad immedesimarci nelle famiglie di quel tempo. Magari nelle case vivevano otto persone tra famigliari e parenti lontani, anche se in realtà lo spazio dimostra di riuscire a contenerne massimo due. La luce la producevano il sole di mattina e le candele di notte, scordatevi anche l’acqua corrente. Ci si «lavava» su una bacinella di ceramica in camera da letto, perché le stanze nell’abitazione erano solo due: cucina e camera da letto. Il fantastico materasso adatto ad ogni tipo di nostro problema non esisteva allora. Le persone dormivano su un sacco di vimini contenente paglia e grano. Le guide ci hanno spiegato anche l’importanza della cenere per compiere gesti quotidiani come lavare e cucinare. Oggi l’ecomuseo ospita anche nei piani superiori opere d’arte di pittori delle zone e non, ci hanno spiegato inoltre che i ragazzi di un istituto d’arte si erano offerti volontari per realizzare un bassorilievo rappresentante il famoso incendio che provocò molte morti, ed infatti ora lo possiamo ammirare nella sua bellezza in una casa del borgo. Laura Maria Baldassarri III I

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