Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Un film per non dimenticare

IN OCCASIONE della ‘Giornata della memoria’ di quest’anno, i ragazzi delle terze classi della scuola media ‘Enrico Mattei’ si sono recati al cinema a vedere il film ‘L’uomo dal cuore di ferro’, che racconta l’attentato al gerarca nazista Reinhard Heydrich, colui che, nella conferenza di Wansee, pianificò la ‘soluzione finale della questione ebraica’, ossia lo sterminio degli ebrei. Il regista Cédric Jimenez decide di iniziare questa storia con quella che si rivelerà la causa della morte di Heydrich: il militare Jan Kubis, caporalmaggiore dell’operazione ‘Anthropoid’, lancia una granata sotto l’auto del cosiddetto ‘macellaio di Praga’. Si torna poi indietro nel tempo a quando Heydrich fu radiato dalla Marina militare tedesca e conobbe la sua futura moglie Lina che lo introdusse nel partito nazista. Da qui inizia la sua carriera all’interno del regime e vengono rappresentati molti eventi con estrema e cruda fedeltà alla realtà storica: l’improvvisa notte dei lunghi coltelli, la decisiva conferenza di Wansee e il riuscito attentato alla vita del Reichprotecktor, su cui poi si sviluppa l’intera vicenda. La seconda parte del film è basata sulla preparazione dell’operazione da parte dei due membri della Resistenza ceca Jan Kubis e Jozef Gabci e dei loro più fedeli amici che li ospitano nelle loro case e raccolgono informazioni sulla vita privata di Heydrich. L’attentato è pronto: quando ‘la bestia bionda’ passa col suo autista per una strada di Praga, Jozef si fa avanti con una mitragliatrice, che però si inceppa, e subito dopo Jan lancia la granata. Il generale viene ferito, portato in ospedale dove muore sotto gli occhi della moglie e di Himmler, a cui viene consegnato il piano di sterminio della razza ebraica. Anche se sapevamo come si sarebbe conclusa la storia, il film è così ben congegnato che ci ha tenuto sulle spine fino agli ultimi istanti dedicati alla rappresentazione della rappresaglia tedesca: il paese di Lidice appena fuori Praga è raso al suolo e i suoi abitanti uccisi. Jan e Jozef si tolgono la vita pur di non cadere nelle mani delle truppe tedesche. Quello che ci ha colpito non è stata solo la storia in sé, che conoscevamo, ma la folle spensieratezza dei due protagonisti che, pur consapevoli dei rischi della loro missione, non volevano rinunciare alla bellezza e alla gioia dell’essere giovani. Nella Praga occupata, in un clima di repressione per noi oggi fortunatamente incomprensibile, i due si innamorano, scherzano, sognano, fanno cioè quello che farebbero i ragazzi di tutto il mondo. È nei loro occhi che è possibile vedere la sconfitta dell’orrore, nella loro felicità, la fine della ferocia nazista che non ha vinto e non potrà mai vincere.

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