Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Sogno di arrivare alle Olimpiadi»

SI SONO tenuti a scuola i primi incontri tra le 11 classi della Secondaria di primo grado «Raffaello Sanzio» ed alcuni giocatori della quarantennale squadra locale di basket in carrozzina «Santo Stefano Sport». Questa è la prima fase di due progetti, «Su Ruote a Scuola & Canestro» e «Io Tifo Sano», adottati dal nostro Istituto e patrocinati dalla Regione su proposta dell’Associazione Sportiva dello storico centro di riabilitazione portopotentino, in collaborazione con il comune di Potenza Picena. Altri momenti dei due progetti, mirati all’inclusione sociale tramite lo sport, saranno altri due incontri di due ore per provare i vari tipi di carrozzine e giocare a basket stando seduti, un torneo d’istituto ed infine, a maggio 2019, una festa tutti insieme. Lo scopo è far conoscere in modo prima teorico e poi pratico tale sport, costruire una relazione educativa che unisca noi studenti alla squadra locale e sensibilizzarci verso situazioni diverse dalla nostra, in modo da eliminare il disinteresse e il pregiudizio. IN CLASSE sono venuti a trovarci, in rappresentanza della squadra di basket in carrozzina, gli atleti Andrea e Mirella con l’allenatore Roberto in cui abbiamo appreso tanti essenziali insegnamenti di vita grazie al fatto che gli atleti ci hanno narrato le loro storie: Andrea, genovese, ha testimoniato: «Sono nato senza i piedi e sin da piccolo ho sempre usato le protesi; la mia disabilità non è molto evidente, non mi sentivo diverso. Ero titubante nei riguardi del basket in carrozzina, ma grazie all’allenatore Roberto l’ho scoperto ed ho cominciato ad amarlo. Ho lasciato la mia città per seguire la mia squadra. Ora gioco anche in serie A». Mirella, vicentina, invece ci ha detto: «Ho una grave disabilità sin dalla nascita, ma grazie a mio fratello, anch’egli in carrozzina, ho scoperto il basket. Inizialmente ero timorosa, guardavo solo le partite, poi a 18 anni ho provato. L’anno scorso sono entrata in questa squadra, sono l’unica ragazza». L’allenatore Roberto Ceriscioli, pesarese, infine ha aggiunto: «Anche la mia disabilità è grave. A 28 anni sono entrato in ospedale in piedi e ne sono uscito sulle ruote. All’inizio è stato difficile, ma visto che la palla a spicchi è un’emozione da non perdere, ho ricominciato a giocare a basket come quando ero bambino. Ora sono viceallenatore della nazionale, ma alleno anche questa squadra. Grazie allo sport mi è sembrato di tornare a camminare, sono rinato! Un mio sogno? Arrivare alle Olimpiadi!». ROBERTO, inoltre, ci ha comunicato che in Italia esistono sempre meno atleti di basket-seduto, tant’è che la nazionale maschile è composta da soli 14 giocatori e quella femminile da 11. Significa che ci sono sempre meno disabili? O che questi rimangono invece chiusi e isolati? Forse è più probabile che non vengano stimolati a giocare, come invece è accaduto ai nostri tre amici. Ci è stato poi fatto vedere un film d’animazione di 45 minuti, Il sogno di Brent (Italia, 2012) in cui si parla di un giovane e capace motociclista che, per un incidente, perde le gambe. Dopo tanto sconforto, lo sport e le persone che gli sono più vicine lo aiutano a recuperare la propria autonomia e la gioia di correre. Un film denso e accattivante, che insegna, cambia e fa crescere. La frase che più mi ha colpito? «Nello vita non è importante avere le gambe, ma avere un sogno». DOPO questa giornata di scuola diversa dal solito, in cui abbiamo scoperto tante curiosità sul basket in carrozzina, i nostri amici sportivi ci hanno chiesto di sostenerli, grazie al tifo e ad iniziative che coinvolgono i mass-media per far conoscere questa attività purtroppo poco seguita ma spettacolare. Grazie a questo incontro siamo cresciuti, perché abbiamo trovato degli eroi quotidiani, quelli che magari non compaiono sui libri di epica, ma che vivono una situazione in cui anche Eracle sarebbe stato in difficoltà. Eppure questi giovani atleti sorridono, giocano e vanno avanti, coraggiosi e incrollabili. Dobbiamo stimarli e ammirarli profondamente, prendendoli come esempio concreto, abbandonando quegli idoli virtuali che con la loro immagine spopolano su Internet e seguendo finalmente questi fulgidi esempi di umanità vera. Riccardo Amicuzi, II A

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