Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Una biblioteca nell’Osteria da Quintilia

MONTEFALCONE Appennino, balcone naturale sui Monti Sibillini, nelle vie del centro storico, oltre alle bellezze architettoniche, rivela caratteristiche, forse poco note, come la presenza in alcune case, di affreschi all’aperto dedicati a personaggi e storie della tradizione locale. Tra le diverse raffigurazioni, quella dal titolo «Vita paesana» del napoletano Tullio de Franco, posto all’ingresso del paese, colpisce l’attenzione di chi l’osserva: ritrae l’osteria di Adirge (la donna in primo piano) successivamente trasformata dalla nipote in un locale indimenticabile, dal sapore d’altri tempi. Quintilia, sfruttando abilmente gli ambienti tipici dell’abitazione della zia, ha saputo ricreare un’atmosfera molto particolare. L’INTOCCABILE «saletta di casa» con tanto di piatti e bicchieri del «servizio buono» insieme alle tovaglie del pregiato corredo, hanno dato al locale un sapore tipicamente gozzaniano insieme, ovviamente, alla padrona di casa. Per gli abitanti del paese era un luogo di ritrovo, dove dopo la messa domenicale, si scambiavano due chiacchiere con un buon bicchiere di vino bianco e gassosa; mentre per i turisti era diventata una vera e propria pietra miliare del gusto. La sensazione era quella di «uscire di casa per trovarsi a casa», grazie all’ospitalità e all’ambiente favorevole e accogliente. I posti erano limitati, circa una quindicina e si pagava in base al numero di persone indicate alla prenotazione, anche se mancava qualcuno. Quintilia, oltre ad essere la proprietaria, era anche la raffinata cuoca. IL MENÙ era ricco di ricette tradizionali: antipasto di affettato nostrano, per primo agnolotti col sugo di carne (fatto con i rigagli di pollo), arrosto o fettine con verdure e fritturine varie per secondo e per concludere la sua specialità: crema di tiramisù con amaretti imbevuti nel liquore. Era come mangiare a casa della propria nonna. Oltre ad essere un’osteria, si affittavano camere: i clienti venivano da molte parti delle Marche ed è stata annoverata anche tra le migliori osterie d’Italia. Ricca come era di tradizione e di cultura popolare, questa trattoria, rendeva unico il paese. Dispiace che oggi sia chiuso, sarebbe bello invece saperlo di nuovo in vita e poter ricreare quella speciale magia. Un’incantevole biblioteca con degustazione tipica. Che ne dite? Classi I, II e III

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