Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Nonne artigiane all’opera: latradizione dei rosari sitramanda da generazioni

UNA TRADIZIONE lunga e consolidata, che si tramanda ormai da decenni, attraversando intere generazioni. Stiamo parlando della produzione di coroncine e rosari, per la quale la piccolissima Cusercoli, borgo medioevale situato nell’Appennino forlivese, è famosa in tutt’Italia. Si tratta di un’attività che ha impegnato tante giovani donne del paese, oramai nonne e bisnonne, che per far fronte alle difficoltà economiche con cui le loro famiglie erano costrette a convivere durante e dopo la guerra, si cimentavano proprio in questi lavoretti così attenti e meticolosi. Molte nonne hanno iniziato a fare rosari quando erano poco più che bambine: è il caso di Rosalba (70 anni, foto al centro) e di Adriana (80 anni), che hanno iniziato all’età di appena dieci anni, e di Franca (75 anni) che ha cominciato a realizzare coroncine tra i quindici e i sedici anni; Rosella invece (oggi 56, foto in basso a destra) di anni ne aveva circa venti. PROPRIO loro quattro hanno risposto alle nostre numerose domande, spiegandoci la complessa e minuziosa procedura per fare i rosari: «Innanzitutto, un passaggio preliminare è quello di infilare le perline in un filo di ferro, poi con una pinza bisogna piegare il ferro tra una perla e l’altra ed inserire degli anellini nel punto giusto, in modo tale da tenere ferme la croce e la crocera; alla fine si unisce il tutto e si chiude con un moschettone» ha precisato Rosalba. Nello spiegarci il perché della scelta di svolgere quest’attività, Franca ricorda come all’epoca a Cusercoli ci fosse molta povertà: «La guerra era finita, lavoravo per guadagnare qualche soldo perché erano tempi davvero molto duri; ogni mese con questi lavoretti guadagnavo dodicimila lire circa, ed in questo modo riuscivo a dare una mano alla mia famiglia». Anche se, come lei stessa ci ha confessato, fare rosari tutto il giorno non era esattamente il massimo: al contrario, Franca la ricorda ancora oggi come un’attività estremamente faticosa, e che di frequente le provocava un fastidiosissimo dolore alle dita delle mani. Diversamente Rosalba, Adriana e Rosella, che ancora oggi trascorrono piacevolmente diverse ore delle loro tranquille giornate impegnate in questi lavoretti, ritengono che realizzare crocine (o «santini», come li definisce Adriana) rappresenti per loro una sorta di diversivo, un modo per passare il tempo, oltre che un lavoro: «Faccio solitamente ventiquattro o venticinque santini al giorno, lavorando dalle tre alle quattro ore» dice Adriana. «IO IMPIEGO dalle quattro alle cinque ore ogni giorno, dedicandomi a questa attività dopo aver svolto le mie consuete faccende domestiche: lavare, cucinare, stirare, rassettare, stendere il bucato… talvolta continuo addirittura durante la notte, se mi capita di avere qualche lavoro da dover consegnare finito il giorno seguente» aggiunge Rosalba. Rosella a sua volta dice di portarsi molto spesso il materiale a casa, soprattutto quando le si accumula parecchio lavoro da terminare in breve tempo. Adriana, Rosella e Rosalba infatti (Franca invece non lo fa più già da diversi anni) lavorano per conto della famosa ditta Lauretana di Cusercoli, per la quale appunto producono questi rosari a domicilio e li consegnano poi finiti, pronti ad essere impacchettati e spediti in varie parti del mondo: a Roma, a Lourdes, a Fatima, in diversi stati dell’America e addirittura in Nuova Zelanda. Questa fabbrica, che oramai ha più di novant’anni (l’apertura c’è stata nel lontano anno 1927), ha permesso a tante persone di Cusercoli di affrontare i duri periodi postbellici, ed ancora oggi rappresenta una fonte di lavoro, nonché in alcuni casi, di svago. All’ultima domanda che abbiamo loro posto, cioè se, pensando agli anni passati, conservano un ricordo positivo dell’attività che svolgevano quotidianamente, le nonne ci hanno risposto di sì: per tutte e quattro infatti le coroncine hanno rappresentato un sostegno, un aiuto sia economico che in fondo anche morale; nonostante a Franca, ancora oggi, al solo ricordo sembrano tornare a dolere un po’ le dita. Classe 2ªB

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