Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Lettere dal fronte del soldato Luzi

«E’ MEGLIO sempre sperare, che perdersi di coraggio» (1 dicembre 1916). Parole di speranza e di fiducia nel futuro sono quelle che troviamo in una delle tante lettere scritte da Andrea Luzi, giovane acqualagnese costretto a lasciare la famiglia per andare sul fronte carsico a combattere durante la Prima Guerra Mondiale. È proprio lì, in trincea, tra fango, rombo di cannoni e lunghe attese che il pensiero corre agli affetti più cari. Nel silenzio delle montagne un turbinio di emozioni lo avvolge: paura, quando si trova sotto un temporale di proiettili; meraviglia, di fronte a pianure estese e pittoresche colline in cui piccoli paesi si perdono nell’orizzonte; speranza, di essere tra quelli che un giorno, alla fine della guerra, rivedranno le persone amate e non tra quelli che, con lo sguardo smarrito, cercheranno nel vuoto ciò che non esiste più; amara consapevolezza della precarietà dell’uomo, la cui vita viene paragonata a una piuma in balìa del vento. Ci colpisce come la parola scritta diventi l’unico filo che lo lega a quel mondo “normale” nel quale spera di tornare al più presto. Prendere in mano la matita significava, oltre che rassicurare la famiglia, evadere con l’immaginazione e trovare una nota di sollievo nella logorante esperienza della guerra. PER NOI giovani continuamente “connessi”, intrappolati in una realtà virtuale carica di immagini, la lettura di questi versi ci permette di riflettere sul potere e il valore della parola. Sempre più spesso tendiamo ad utilizzarla in maniera distratta e superficiale, ad abbreviarla o addirittura a sostituirla con emoticon e messaggi vocali, molto più veloci ma capaci di farci perdere il piacere della scrittura. A volte, poi, con un semplice messaggio WhatsApp, scriviamo frasi che magari non pensiamo realmente, senza renderci conto che forse il destinatario potrebbe soffrirne. Le parole hanno un peso diverso, per questo bisogna sceglierle con cura. Possono essere potenti quanto una bomba: lasciare macerie e creare ferite. Una parola gentile, di conforto, sgarbata rivolta ad un familiare, un amico, un insegnante può fare la differenza: costruire ponti o alzare muri, unire o dividere. La scrittura, inoltre, può aiutare a conoscere meglio se stessi, ed esprimere sensazioni profonde, intime come fu per Luzi e tanti giovani soldati morti al fronte, diventati protagonisti della nostra storia, che ci hanno lasciato una testimonianza diretta di questo terribile evento. Classe III A

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