Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Chernobyl, un mondo da scoprire»

 

LE CLASSI seconde medie dei due Istituti Comprensivi di Maranello hanno partecipato al progetto ‘Accoglienza e Memoria’ proposto dall’associazione Chernobyl in collaborazione con Comune di Maranello. Il 24 novembre 2018 hanno assistito in auditorium alla proiezione del film ‘Nascono i fiori’ introdotto dal regista Mauro Bartoli e di un altro breve documentario a cura della fotoreporter Francesca Gorzanelli, per capire che cosa è successo al Chernobyl nel lontano 1986 e quali le conseguenze. Martedì 4 dicembre nella sala polivalente hanno poi incontrato la scrittrice Patrizia Fortunati, che ha presentato il suo libro intitolato ‘Marmellata di prugne’ nel quale racconta in forma romanzata l’esperienza dell’accoglienza. «Chernobyl è diventata una seconda casa. Ci vado spesso, conosco le persone e le strade come fosse la mia città. Poter documentare ciò che succede lì mi rende orgogliosa». Queste sono le parole della fotoreporter Francesca Gorzanelli, che dal 2015 si reca a Chernobyl e porta la sua testimonianza attraverso le foto. L’abbiamo invitata in classe per raccontarci la sua esperienza e il 21 dicembre l’abbiamo intervistata. Da cosa è nata la sua passione per il lavoro da fotoreporter? E perché proprio a Chernobyl? «Tutto nasce dalla mia passione per i posti abbandonati: amo fotografarli. Anche Chernobyl è un posto abbandonato, così nel 2015 ci sono andata; qui ho scoperto un mondo di cui non si sa quasi niente e ho deciso di documentarlo». Che emozioni ha provato quando è andata per la prima volta a Chernobyl e ha visto la centrale? «Mi sono sentita come quando devi aprire un pacco regalo: ero molto emozionata. Mi trovavo in un posto sconosciuto, pericoloso e che ha fatto la storia». Come vivono oggi gli abitanti delle zone interessate dallo scoppio della centrale? «A Chernobyl vivono oltre 200 persone, ci sono piccoli negozi e alcuni musei; vivono una vita quasi normale. Nei villaggi limitrofi risiedono le persone più anziane che non hanno voluto abbandonare la propria terra». Che cosa ha spinto questi abitanti a rimanere nella propria terra anche se contaminata? «Molti furono evacuati e mandati a Kiev, ma ricevettero astio, quindi preferirono tornare nelle loro case, dove nessuno li temeva. Oggi questi abitanti vivono coltivando l’orto e incontrano solo i propri parenti e alcuni visitatori». Quali difficoltà si possono incontrare nell’accoglienza dei bambini bielorussi? Quali vantaggi? «Con i bambini si può comunicare con i gesti. Loro vivono in campagne dove non passano le auto e dove è tutto ‘pari’. Le cose per noi scontate e banali per loro sono un privilegio. Respirando aria pulita e mangiando cibo sano migliora la loro salute. Riescono anche a farsi una cultura, perché molti non vanno a scuola. Anche noi ne traiamo vantaggi: capiamo che siamo fortunati, che non abbiamo guerre e che abbiamo il privilegio di essere istruiti». Samuele Colla, Ilaria Zini, Sara Madrigali (Redazione 2° B)

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