Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Negli anni ’70 in ferrovia. E’ sempre stato il mio sogno»

«DOPO il diploma ho fatto vari concorsi. Il mio obiettivo era acquistarmi un’auto, una Fiat 500 e così ho lavorato due anni come operaia in una fabbrica. E’ stata una esperienza che mi ha maturato tantissimo. Ho trovato delle colleghe che si consideravano fortunate per una conquista di vita così importante perché l’alternativa sarebbe stata il lavoro nei campi. Finalmente alla fine degli anni ’70 sono stata assunta in ferrovia a Bologna come conduttore. Eravamo solo otto donne mentre gli uomini erano 800. Ma non mi sono lasciata spaventare e devo dire che sono stata accolta bene. Facevo la pendolare e prendevo il treno all’una e mezza di notte. Riuscivo a dormire nel mio letto solo una volta la settimana per via dei turni. Si stava dalle 12 alle 16 ore via da casa. Il mio lavoro consisteva nel controllare i biglietti. Mezz’ora prima della partenza si doveva iniziare a controllare le porte dall’interno, aprire le ritirate, controllare la salita dei viaggiatori e poi contarli. Il capotreno dava quindi il via. Dopo cinque anni, ho chiesto il trasferimento a Rovigo, dove, dopo un esame sono diventata capotreno. A Rovigo in un primo momento i colleghi si sono dimostrati un po’ più chiusi nei confronti di una donna. Ma le cose poi sono cambiate anche qui. Noi capotreno avevamo il berretto blu, i gradi di capotreno, la bandierina verde e una pila con luce rossa e verde. Poi mi sono sposata e ho avuto due figli e per stare più vicina a loro ho cambiato lavoro entrando all’agenzia delle entrate. Il cambio non è stato facile. Il mio lavoro di capotreno mi è mancato molto. Mi mancavano i colleghi, i viaggiatori, i ragazzi che con la loro vivacità prendevano il treno per andare a scuola, gli incontri strani che a volte si facevano come quella volta che ho riconsegnato alla famiglia, con l’aiuto della Polfer, una ragazzina che era fuggita di casa da Milano e che si era nascosta nel bagno perché era senza biglietto. Il mio lavoro lo avevo scelto per vocazione e per questo mi è costato molto lasciarlo. Per questo vi consiglio ragazzi intanto di impegnarvi negli studi ma soprattutto di perseverare nelle cose che vi piacciono. Coltivate le vostre passioni, non rinunciate. I sacrifici che si fanno poi vengono ripagati dalla soddisfazione di aver fatto qualcosa nella vita per cui eravate portati. Mai rinunciare». E’ stato molto bello ascoltarla raccontare le sue esperienze, le abbiamo anche rivolto molte domande ma purtroppo il tempo è finito troppo presto. Daniela ha pubblicato anche due libri in cui parla del suo lavoro: ‘Un capotreno racconta a Francesco Ogliari’ e ‘Sbuffi di sogni’. La ringraziamo per la disponibilità e per la lezione di vita che ci ha dato. Le classi 2A e 3A della Parenzo

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