Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La bella storia di un piccolo grande

È VENUTO a trovarci Simone Gabrielli, Super Simo, formatore famoso tra gli adolescenti che conoscono la sua storia e “Radiosimo”. Ha raccontato la sua esperienza: da promessa del calcio al coma improvviso, da vittima di bulli a chitarrista degli NH3. Ha insegnato quanto sia importante avere rispetto di tutti, non giudicando a prima vista e ci ha avvertito della pubblicazione di “Superhero”. L’intervento era all’interno di un progetto formativo su emozioni, lotta ai pregiudizi e al bullismo. Gentilmente ha risposto alle nostre curiosità. Che cosa ha provato, quando è salito la prima volta sul palco? «Ho avuto la sensazione che quello fosse il mio posto, le paure lì non mi avrebbero raggiunto, ho trovato la forza di credere in me.» Come è nata l’idea di una band? «E’ venuta a due miei cari amici». Quali erano i suoi sentimenti entrando nel gruppo musicale? «Mi sono sentito accettato e importante. Lealtà, comprensione e conforto sono stati stimoli». Come si è sentito, quando non ha più potuto giocare a calcio e abbandonato dagli amici? «È avvenuto in modo veloce e confusionario. Ero frastornato e deluso però ho cercato di costruire una nuova vita». E dopo il coma? «Spaesato. Non sapevo cosa mi sarebbe successo. Il coma aveva cancellato i ricordi più recenti». Come ha reagito ai pregiudizi? «Inizialmente non ho reagito, poi ho cominciato a raccontare la mia vera storia e questo mi ha dato forza per credere in me stesso». Come è stata accolta la pubblicazione do “Radiosimo”? «Ho visto la mia famiglia orgogliosa. Anche il pubblico ha apprezzato la mia sincerità e spontaneità». Come sarebbe stato il suo futuro senza band? «Credo che avrei iniziato a scrivere prima. È difficile dirlo, la musica è stata ed è tuttora una parte fondamentale di una crescita che mi ha aiutato ad abbattere i muri. Come ha superato il bullismo? «Riduciamo il termine a prepotenza: è importante sconfiggere lignoranza, pregiudizio e paura». Come si è manifestato? «Come esclusione, pregiudizio, arroganza, mancanza di rispetto e paura di chi cercava di incuterla in me». Che pensa del bullo? «Non è mia intenzione giudicare, preferisco credere che chi si comporta così agisca solo per paura di essere a sua volta preso di mira. Chi l’ha aiutata? «La mia famiglia, gli amici e il desiderio di riprendere in mano la mia vita». Classe 2ª A Scuola media “Pirandello” Pesaro

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