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Onlus Rio de Oro per i bimbi del Saharawi

UN SEMPLICE atto di solidarietà può cambiare la vita di molte persone. Quello che per noi può essere un gesto insignificante, per altri può essere un aiuto fondamentale nella propria vita; come quello della Onlus Rio de Oro per i bambini del Saharawi. Abbiamo intervistato il volontario Massimiliano Binari, che dal 2004 è un membro del direttivo dell’associazione. Da quanto tempo è in atto questa iniziativa? «Dal 2000 accogliamo all’interno della scuola Battisti di Grottammare circa 20 bambini offrendo loro pasti caldi, cure, acqua potabile e tanto amore da parte dei volontari che li assistono dal risveglio alla buonanotte. Dal 2007 ci occupiamo anche dei bambini disabili. Quest’anno ne verranno 18 con 4 accompagnatori del posto dal 1 luglio al 1 settembre». Sei a conoscenza di altri progetti in Italia per aiutare i bimbi del Saharawi? «Rio de Oro non opera solo nella nostra città, ma anche a Brescia, Lecce, Nuoro e Rimini. Inoltre si dedica all’accoglienza dei profughi soprattutto con Casa Paradiso, che fino ad ora ha accolto 6 bambini affetti da paralisi cerebrale infantile accompagnati dalle rispettive famiglie». Anche per quelli che non sono volontari è possibile dare un contributo? «Chiunque può rendersi utile adottando bambini a distanza, accogliendoli nella propria casa nel periodo di fisioterapia e di riabilitazione, oppure prendendo parte alla cena solidale che si tiene ogni anno nel ristorante del Residence Le Terrazze di Grottammare, il cui ricavato sarà donato alle famiglie del Saharawi». Cosa ti ha spinto a diventare un volontario? «Nel 2004, quando ho fatto l’obiettore di coscienza per il Comune, ho scoperto questa organizzazione e da allora ho deciso di aiutarli volontariamente; mi occupo sia della parte burocratica relativa ai documenti necessari all’espatrio dei bambini, sia di stare con i piccoli, ho anche intrapreso tre viaggi nel deserto dal 2007 al 2009. Gli altri volontari sono sia italiani sia stranieri in particolare spagnoli». Quali sono le cause dell’attuale situazione del Saharawi? «Questo popolo inizialmente viveva nel Sahara occidentale, in prossimità del mare, finché, nel 1975, il Marocco invase questa zona perché era ricca di fosfati, costringendo i Saharawi a fuggire nel deserto sottomettendo i pochi rimasti. Oggi nel Sahara si trovano cinque grandi tendopoli in cui vivono 150.000 persone in condizioni igieniche pessime con temperature fino ai 55 gradi durante il giorno e di notte molto basse».

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