Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Il nostro viaggio aMauthausen Un colpo al cuore vedere dove sono morte tante persone»

 

IL 26, 27, 28 aprile noi delle classi terze della scuola secondaria ‘Gessi’ di San Pietro in Vincoli, grazie a un finanziamento parziale della regione e grazie alla disponibilità degli insegnanti, abbiamo visitato il campo di concentramento di Mauthausen. Si tratta di un paese dell’Austria orientale, che ospitò dal 1938 al 1945 un campo di concentramento. Questo perché in quella località si trovava una bellissima cava di pietra nella quale i prigionieri potevano lavorare fino alla morte e nel contempo produrre ricchezza per il Terzo Reicht. La cava era raggiungibile scendendo una scalinata di 186 gradini che ogni giorno veniva percorsa avanti e indietro dai prigionieri in grado di farlo, quando le malattie e la denutrizione glielo impedivano allora venivano mandati all’infermeria dove venivano lasciati morire o alla camera a gas. Il campo fu liberato dalle truppe americane nel maggio 1945 quando erano già morte almeno 103.000 persone (di cui 20.000 bambini o giovani). Il visitare luoghi dove persone innocenti sono morte ingiustamente ha provocato in noi sentimenti di angoscia e rabbia. Abbiamo provato sensazioni diverse che abbiamo tentato di scrivere: - Sono rimasto scioccato dall’indifferenza che provava ogni soldato nel vedere tutte quelle vittime morirgli davanti. Florion B. - E’ stato come se fossimo tornati indietro nel tempo, nonostante non siano passati molti anni. I brividi mi salivano lungo la schiena e i pensieri mi invadevano la mente: come può un popolo così colto aver fatto una cosa del genere? Lorenzo C. - Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato che per i nazisti non importava se eri un delinquente o una persona che lavorava onestamente, bastava essere diversi anche solo per un nonnulla per essere deportati. Bastava essere di religione ebraica o Testimone di Geova , essere sinti o rom, essere comunista o socialista. Insomma bastava non essere nazista–ariano. Victor C. - Ogni domenica gli spettatori per guardare la partita di calcio si sedevano nella discesa della collinetta proprio a fianco del campo di lavoro e la cosa più brutta è che dall’altra parte delle mura, nel campo c’erano tantissime persone che stavano per morire di fame , di fatica, di malattie . Accanto al campo da calcio c’era il finto ospedale dove chi entrava malridotto usciva morto ricevendo finte cure. Nicole G. - In due ore abbiamo visto cinque anni di terrore. Quel campo da calcio in cui si incitava la squadra delle SS mentre tutto intorno si poteva annusare la morte nei fumi dei forni crematori. Leonardo M. - Disumano. E’ l’unica parola che mi viene in mente per descrivere l’ambiente e le condizioni di vita in cui moltissimi uomini erano costretti a vivere, non avendo nessuna colpa. Mi sembrava di sentire ancora le persone urlare là dentro, straziate da un dolore che non ha portato a nulla. La crudeltà delle SS, che uccidevano a sangue freddo questi innocenti, senza alcun rimorso e ritenute come persone ordinarie mi ha particolarmente sconvolta. Spero che ciò non verrà dimenticato, perché nessuno possa ripetere certi crimini. Chiara L. - La cosa che mi ha colpito di più di questa visita è il modo in cui certe persone sono state capaci di togliere la vita a migliaia e migliaia di persone, o come altri sono stati capaci di tacere avendo comunque la cognizione delle azioni. ‘Il silenzio rende complici’ si è complici dal momento in cui si fa finta di non vedere, dal momento che non si agisce ,non si dice nulla e si aiutano i carnefici. Anche noi , oggi, dobbiamo tenere gli occhi aperti e non aiutare , col nostro silenzio, chi commette ingiustizie. Courage O. - La mente dell’uomo è molto difficile da capire, anche per il più grande scienziato o per il più profondo filosofo. Non sai mai cosa può pensare realmente la persona che hai di fronte, ed io non riesco ancora a realizzare quanto una persona possa essere stata crudele, non è servito a nulla. Non esiste una razza pura, l’unica razza che esiste è quella umana. Asia V. - Scesa dal pullman, mi è venuto un colpo al cuore: spesso nei libri di storia tutto ciò che è scritto può sembrare una storiella, ma vedendo con i propri occhi quei luoghi descritti semplicemente dalla nostra guida, le emozioni mi hanno mandato in confusione: non sapevo se essere triste o impressionata, ma ciò che ha prevalso e’ stata la rabbia per tutta l’indifferenza che si viveva in questo bel paese austriaco , tutti i suoi abitanti vedevano ma fingevano di non vedere, sapevano ,ma fingevano di non sapere. T.B. Randi Classe 3^ B

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