Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Innamorati e fieri della nostra città

SULLA scia delle emozioni in versi, create da Giacomo Leopardi, anche noi studenti abbiamo voluto esprimere l’amore per la nostra città attraverso componimenti poetici. Bella lei, vista dall’alto e dal basso. Bella lei e bello ogni suo piccolo sasso. Bella lei dai lineamenti imperfetti, belli perfino tutti i suoi tetti. Bella la gente che vive al suo interno, bello il sorriso che ruba ogni giorno, bello il mare visto lontano e belli tu e lei man nella mano. Omar e Matteo Ho percorso le tue strade, ho calpestato i tuoi stretti vicoli, ho attraversato le tue antiche porte. Ho salito innumerevoli volte l’irta strada che conduce alla tua splendida basilica. Ho ascoltato i tuoi rumori e i tuoi silenzi, ho ammirato il mare e i monti dalle tue terrazze e ho respirato la tua aria da quando venni al mondo. Alessandra Sulla dolce collina, declivio senza tempo, s’innalza la Fermo di oggi e di domani. E guarda il mare all’orizzonte e guarda i monti all’imbrunire, osservando curiosa le maestose cime che si ergono in lontananza. Fischia il vento e l’accarezza come la guancia di un bambino. Roseo il cielo e le lunghe dita che tessono veloci sui vicoli secolari la storia e lo splendore, il tempo che fugge, l’orgoglio della gente che bene la conosce. Sulla nebbia che l’avvolge come un monte cristallino sorge la Fermo che tanto ha da raccontare ma svela il suo fascino solo a chi la sa ammirare. Giulia Fermo, città tranquillamente vivace, di notte illuminata dai lampioni e dalla luna. Di giorno bombardata dalle grida di bambini felici. Fermo, dall’aspetto misterioso da scoprire a poco a poco labirinto di vie. Fermo, città mio rifugio tutto l’anno. Fermo, città che non oso tradir. Fermo, città mia natale. Chiara e Anna Fermo mia, sei la più bella che ci sia. Addobbata di tetti e alberi come la corazza di cavalieri medievali che in passato popolarono le vie, d’agosto ti sorprende con il tum tum dei tamburini e, oste gentile, offre bicchieri di storia alla sete dei turisti. D’autunno ti saluta col fruscio delle foglie del Girfalco. Fermo mia, non ti lascio, non vado più via. Giacomo Classe III C

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