Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Le multinazionali e lo sfruttamento

TRE LEZIONI di economia, e qualcuno di noi ha storto il naso. Ma invece della noia è stata una bella sorpresa. Il progetto «Sbankiamo!» è curato dalla Caritas di Rimini e propone alle scuole (terza media e superiori) delle giornate per introdurre i ragazzi, in modo semplice, al mondo complesso dell’economia e del risparmio. Ogni lezione (due ore a settimana per tre settimane) aveva un tema: le multinazionali e la delocalizzazione, il risparmio, le banche etiche. Paola e Virginia ci hanno fatto notare che quando compriamo un prodotto alla moda, siamo attratti dall’oggetto in voga e non ci soffermiamo mai a guardare l’etichetta. Ci è saltato subito all’occhio che gran parte degli indumenti che possediamo non sono prodotti in Italia e nemmeno in Europa ma quasi tutti in India, Bangladesh, Thailandia e Cina. Le condizioni in cui lavorano gli operai di quei Paesi sono disumane: uomini, donne e bambini, costretti quasi alla schiavitù, con salari da fame. Ci sono ragazzi della nostra età che passano tante ore chiusi in una fabbrica, lavorando anche 16 ore al giorno e noi che ci lamentiamo della scuola e dei compiti. In Cina esiste un’industria chiamata «la fabbrica dei suicidi» dove gli operai praticamente vivono dentro l’azienda e sono talmente oppressi dai ritmi di lavoro che alcuni di loro non reggono la fatica e si tolgono la vita. Questa azienda produce componenti per la Apple. Tanti di noi sono fans della mela però abbiamo provato un senso di ribrezzo nell’ascoltare questo racconto. Ma come fare a capire quali sono i marchi che appartengono alle multinazionali che hanno delocalizzato le loro produzioni? Attraverso un’attività simile al gioco dell’oca abbiamo imparato a riconoscere le grandi aziende che stanno dietro alle marche più o meno famose, così da poter scegliere i nostri acquisti con maggiore attenzione. A proposito di acquisti, abbiamo anche preso in considerazione la gestione delle nostre finanze. Ora stiamo più attenti a quanto compriamo e a quello che compriamo, o almeno ci proviamo. Guardiamo le etichette e siamo consapevoli del fatto che rinunciare all’acquisto di un marchio alla moda, in realtà, può fare una grande differenza. Luca A., Maria Vittoria A., Ginevra, Matthias, Mila, Martina, Lucrezia, Federica, Caterina, Elisa, Emma, Nicole, Davide, Maria Vittoria P., Ugo, Matteo P., Luca S. e Matteo V. III A

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