Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Che gioia superare l’audizione alla Scala»

SONO le 8.30, dalla finestra della camera dello Starhotels Palace entrano i raggi di sole, mentre nel mio animo tutto è buio. È arrivata l’ora, il tempo di vestirmi, scendere per la colazione e poi via verso Campo Lodigiano per l’audizione all’Accademia del Teatro della Scala. Mamma mi dice di fare un’abbondante colazione perché devo fare un carico di energie. Dentro di me penso: «Facile dirlo, ma la mia bocca non vuole aprirsi. Intorno a me vanno tutti avanti e dietro con tazze piene di latte, tè, piatti con cornetti di tutti i gusti, ma la mia bocca continua ad non aprirsi. I miei che continuano a dirmi di mangiare qualcosa ma non sento alcun suono uscire dalle loro bocche, sento solo una voce che mi ripete “Mancano due ore, manca solo un’ora e mezza». Alle 10, io, mamma e papà percorriamo corso Italia, la tensione aumenta, ma cerco di non far capire niente e con aria disinvolta giro verso il vicolo e arrivo all’entrata dell’Accademia: tanti genitori aspettano la fine dell’audizione dei figli, impossibile avvicinarsi al portone. Ecco che uno dietro l’altro cominciano a uscire, il portone si chiude, ora devono solo aspettare l’esito, per loro è quasi finita, per me inizia il momento più brutto. Il portone si riapre, sono usciti gli esiti, tutti corrono per vedere se c’è il loro nome, alcuni escono facendo salti di gioia, altri piangomo e vedendoli cresce in me la paura sempre di più. Esce una delle segretarie dell’Accademia e inizia a chiamare i ragazzi del 2° corso. Tocca a me. L’ansia aumenta, la tensione è alle stelle, le mani mi sudano e non faccio altro che ripetermi “Forza! Questa volta ce la farai, non pensare alla delusione dello scorso anno e metticela tutta”. Ecco viene fatto il mio nome Gioele Sabbatinelli e io, senza guardare i miei, mi incammino e varco la soglia del portone. Assieme agli altri aspetto nell’atrio l’arrivo di qualcuno che ci accompagni nella sala delle audizioni. Arriva la segretaria, ci mettiamo in fila ed entriamo in sala, siamo tutti tesi, davanti a me vedo lo stesso tavolo dello scorso anno dove stanno seduti Frédéric Olivieri (direttore della Scala), Paola Vismara e altri tre insegnanti, saranno loro a valutarmi e dire se sono idoneo a frequentare l’Accademia. Subito ci siamo messi in posizione vicino alla sbarra con la mano appoggiata, poi una delle insegnanti ci ha mostrato gli esercizi da svolgere, da quel momento in poi non penso più a niente e sono concentrato al massimo. Finalmente l’audizione è finita, rientra la segretaria per accompagnarci dai genitori, tutto si ripete come prima, uno ad uno usciamo e il portone si chiude dietro di noi. Non rimane che aspettare, il tempo si è fermato, i minuti sembrano non passare, eppure le lancette si muovono. Si riapre il portone, tutto intorno scende il silenzio, esce nuovamente la segretaria dicendoci che possiamo andare a vedere gli esiti. Sono bloccato, la paura mi assale, mamma e papà dicono: «Dai Gioele, forza andiamo a vedere» ma le gambe non rispondono ai miei comandi. Finalmente mi faccio coraggio e vado, mi faccio spazio tra gli altri per vedere se c’è scritto il mio nome. Ebbene sì. Questa volta c’è, mamma fa un salto di gioia, io sono rimasto immobile, sono incredulo, riesco solo a dire «Mamma voglio un gelato». Siamo andati in gelateria, poi dopo aver preso coscienza e aver capito che il mio sogno stava a metà, ho chiamato la mia insegnante di danza per comunicarle la bellissima notizia. Gioele Sabbatinelli, I B

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