Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Alla scoperta degli ‘Hikikomori’

BABY GANGS, abuso di droghe e di alcolici, suicidio, anoressia: il disagio giovanile è uno degli argomenti più scottanti che i mass media riportano quasi quotidianamente alla nostra attenzione. Le cause sono molte e forse nessuna è in grado di spiegare cosa si nasconda dietro comportamenti autodistruttivi, aggressivi e poco rispettosi per se stessi. C’è chi si ritira dal mondo e chi invece fa abuso di sostanze stupefacenti. Due tendenze che hanno un punto in comune: l’incapacità di gestire le emozioni e l’assenza dei genitori. I CASI di ritiro sociale sono identificati come Hikikomori, un termine giapponese che significa ‘isolarsi’ e indica le persone che si ritirano in casa, senza aver più contatti diretti con il mondo, rifugiandosi nel mondo virtuale, vivendo di notte e dormendo di giorno. Dal Giappone, si sta diffondendo in tutto il mondo, anche in Italia, dove migliaia di giovani si ritirano in casa per la paura del fallimento, talmente elevata è l’aspettativa da impedire qualsiasi tentativo di dimostrare le proprie capacità. CI SONO ANCHE altre cause che originano questo fenomeno: gli episodi di bullismo subìti in particolare durante le scuole medie, la fatica a integrarsi coi propri coetanei oppure mancanza di interesse nei confronti delle persone. In Giappone è considerato una condizione sociale voluta dall’individuo, mentre in Italia è giudicato come una malattia. Pensiamo però che amare la solitudine, essere pigri sia una condizione naturale e ampiamente giustificabile, mentre il rinchiudersi in casa per paura del mondo esterno è sempre qualcosa di patologico che andrebbe arginato al più presto. IN ITALIA sono principalmente maschi tra i 12 e 35 anni e la loro reclusione può durare per qualche mese fino a diversi anni. L’esterno viene visto come causa di catastrofi e spaventoso. Stanno quindi chiusi in casa da anni, spesso non mangiando più con i genitori ed evitando il più possibile contatti con loro. I giovani cominciano con l’abbandonare lo sport che praticano e finiscono per smettere di andare a scuola, passando anche 20 ore attaccati a un computer per giocare. Spesso si tratta di giochi online molto violenti, che utilizzano per esternare la loro aggressività. Spesso sono scambiati per scansafatiche dai genitori, almeno all’inizio, e vengono ignorate le loro reali necessità: quando i genitori si accorgono del problema, è ormai troppo tardi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Per leggere la pagina clicca qui