Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Ustica, fare memoria è dare un futuro

IL 22 MARZO ci siamo recati al Museo per la Memoria di Ustica. Eravamo molto curiosi di visitarlo dopo il racconto dei fatti angoscianti e misteriosi accaduti al volo Itavia 870 Bologna-Palermo da parte della nostra professoressa. A destinazione, le guide ci hanno accolto gentilmente anticipandoci cosa avremmo visto nel museo. La porta a vetri che avevamo davanti ci ha immesso nella sala in cui erano stati calati i pezzi accartocciati che componevano l’aereo su cui, ci hanno spiegato, era stato costruito l’intero museo. Varcata la soglia, abbiamo notato un rigido cambio di temperatura che ci ha fatti rabbrividire e una strana variazione di luminosità: niente lampade o neon, solo la luce fredda proveniente dalle vetrate e quella a intermittenza di tantissime lampadine appese al soffitto. La nostra attenzione però si è subito concentrata sull’aereo – o ciò che ne rimane – al centro della stanza, circondato da nove inquietanti casse nere di diverse dimensioni che, avremmo poi saputo, contenevano gli oggetti personali delle vittime. La guida ci ha esortato a percorrere in silenzio il perimetro della passerella rialzata che girava attorno al velivolo. A quel punto la nostra sorpresa è stata ancora più grande in quanto ci siamo a poco a poco resi conto che a contravvenire all’ordine di stare zitti non erano i nostri compagni più esuberanti, bensì voci che provenivano da pannelli appesi ai muri. Ottantuno rettangoli che riflettevano il nostro viso e parte del nostro corpo, grandi quanto finestrini di un aereo. Ogni pannello emetteva una frase, un pensiero semplice e verosimilmente comune a ogni persona che il giorno dopo sarebbe arrivata a destinazione, al mare, da parenti o amici, una frase che voleva esprimere i pensieri di quelle 81 persone che quella sera, su quel DC9, non sapevano di andare incontro alla morte. Così oggi, laddove ancora si sta indagando per verificare, dopo 38 anni, chi siano i colpevoli, rimangono vive 81 lampadine che aumentano e diminuiscono d’intensità al ritmo di un respiro o del battito di un cuore. DOPO averci raccontato i fatti della notte del 27 giugno 1980 e le complicate vicende politiche e giudiziarie che l’hanno seguita, la guida ci ha fatto scegliere alcuni articoli di giornale inerenti a stragi avvenute prima del 1980. Muniti di colla, forbici e pennarelli abbiamo creato piccole opere che potessero raccontare il contenuto degli articoli attraverso il linguaggio della nostra arte. Tornati a scuola abbiamo completato il percorso raccontando ciascuno le motivazioni delle scelte fatte nella produzione della sua opera d’arte, consapevoli di avere contribuito a ‘fare memoria’ e di essere soggetti attivi nel darle un futuro.

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