Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Luce su un momento buio: «Genocidio degli armeni, una storia che non si deve ripetere»

IN OCCASIONE della giornata del ricordo del genocidio armeno, il 24 aprile (Metz Yegern, il grande male in armeno), le classi terze della Palmezzano hanno incontrato la professoressa Sandra Fabbro dell’associazione Italia-Armenia che ha illustrato ai ragazzi quel tragico evento, le cause e le conseguenze che ne sono derivate. Professoressa Fabbro, chi sono gli Armeni? «Sono un popolo di origine molto antica, stanziatosi sulla piana dominata dal monte Ararat, nell’attuale Turchia Orientale, e per questo viene chiamato anche il popolo dell’Ararat, il monte sul quale, secondo la Bibbia, si arenò l’Arca del Diluvio Universale. L’Armenia risulta essere il primo regno in cui il cristianesimo diventa religione di Stato. Ben presto però divenne campo di battaglia dei potenti imperi confinanti, succedutesi nel tempo: persiano, macedone, romano, ottomano e russo. Nonostante gli armeni avessero perso la loro indipendenza nel 1375, rimasero fedeli alle loro tradizioni, cultura e religione». Quando sono cominciate le discriminazioni nei confronti degli armeni e a opera di chi? «A seguito delle continue invasioni e spostamenti di popolazioni, nel XVI secolo la parte occidentale del territorio armeno fu conglobata nell’Impero Ottomano dove nei secoli successivi continuarono a mantenere la loro identità etnica, culturale e religiosa. Durante la seconda metà dell’Ottocento iniziarono vessazioni e discriminazioni. Il sultano Abdul Hamid II, preoccupato dalla nascita di tre partiti armeni e dalle loro rivendicazioni, cercò di scaricare su di loro le cause del declino del suo Impero, dando inizio a vere e proprie persecuzioni nelle quali morirono circa 300.000 Armeni. Nel 1908 i Giovani Turchi, una formazione politica creatasi all’interno dell’Impero, con un colpo di stato salirono al potere stabilendo un regime costituzionale. Gli armeni credettero alle loro promesse di libertà e uguaglianza e collaborarono con entusiasmo alla creazione del nuovo governo». Quando avvenne il genocidio e quali ne furono le cause? «Le cause vanno ricercate nel crescente nazionalismo. Il governo decise di eliminare le minoranze che non si erano mai assimilate e che mantenevano cultura e religione proprie. Il governo, trasformatosi nel frattempo in una oligarchia formata dai Ministri della Guerra, della Marina e dell’Interno, nel corso della Grande Guerra si schierò a fianco delle Potenze Centrali. Questa sarà l’occasione per ‘chiudere i conti’ con gli armeni. Il genocidio ha come data d’inizio simbolica il 24 aprile 1915. Nella notte, a Istanbul, vengono rastrellati gli intellettuali e i dirigenti della comunità armena e vengono uccise circa 600 persone. Fu, perciò, decapitato il ‘cervello’ della popolazione. In seguito furono prelevati 350.000 uomini armeni dai 16 ai 50 anni (la ‘forza’) per ‘essere impiegati a scopi militari’, in realtà furono tutti uccisi. Infine si diede inizio alla deportazione di donne, bambini e anziani, portati via dai villaggi di tutte le province e costretti a marciare, incolonnati, negli altipiani desertici verso la Siria. Furono privati di ogni risorsa, destinati a morire di stenti e sottoposti a ogni genere di violenza da parte delle guardie, di gruppi di predoni curdi e di delinquenti comuni. Si calcola che morirono oltre un milione di armeni». Come si seppe in Europa del genocidio armeno? «Sul posto vivevano molti diplomatici e militari stranieri che comunicarono ciò che stava avvenendo, fra questi ricordiamo Armin Wegner, un militare tedesco che faceva parte dei servizi sanitari di stanza in Turchia, il quale fotografò di nascosto e a rischio della sua stessa vita quanto stava accadendo. Inviò poi in Germania tutto il materiale raccolto, ma la comunità internazionale rimase sorda alla richiesta di aiuto, tanto che nel 1939 Hitler pensando al ‘problema ebraico’ scrisse: ‘Chi ricorda oggi lo sterminio degli armeni?’». Cosa ne fu dei superstiti? Dove sono oggi gli armeni? «Oggi circa 3 milioni di Armeni vivono nella Repubblica d’Armenia, ma in tutto il mondo si sono formate piccole o grandi comunità, in Italia ne vivono circa 6.000». Sabrina Maggio, Benedetta Monticelli, Margherita Monticelli, Serena Salvini

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