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I coniugi Stortini, Giusti tra le nazioni

IL 6 MARZO, anniversario della morte del magistrato israeliano Moshe Bejski, è la data scelta per ricordare coloro che hanno salvato delle vite, mettendo a rischio la propria. Si tratta dei Giusti: definizione nata su proposta dell’istituto Yad Vashem per ricordare i non ebrei che hanno portato soccorso agli ebrei durante l’olocausto. Oggi il termine è esteso a chiunque protegge il prossimo da ogni forma di violenza. Il governo italiano ha approvato la solennità civile nel dicembre 2017 trasponendo la legislazione europea. Nell’art. 3 si invitano le scuole a organizzare iniziative per diffondere i valori della responsabilità, della tolleranza e della solidarietà. La sede Collodi di Montappone ha aderito incontrando gli eredi dei coniugi Quirino Stortini e Sperandia Azzurri, di Monte San Martino (Mc) per raccontare la loro vicenda famigliare. A portarne testimonianza la figlia Maria Pia e il genero Mauro Virgili, che ha catturato l’attenzione di tutti i presenti.«Quirino era una persona generosa, gentile e fiduciosa nei confronti degli altri – ha esordito Virgili, presentando la figura del suocero che ha salvato la famiglia Volterra di origine ebraica, proveniente da Ancona, per poi proseguire – Quirino non esigeva di essere immediatamente pagato ma faceva credito a chi ne aveva bisogno». Questa sua bontà si è manifestata anche il giorno in cui alla sua porta bussò Virgilio Volterra, giunto nel paesino maceratese dopo essere stato allertato dal Questore: nella notte i nazifascisti avrebbero rastrellato il capoluogo, perciò gli venne consigliato di scappare in una cittadina di periferia. Fu così che l’uomo, avendo dei rapporti di lavoro con Quirino, decise di raggiungerlo. Il Volterra, noto commerciante di tessuti, con al seguito la moglie e i figli Vito, Viviana e Vittorio, chiese alloggio nell’albergo del paese e poi si rivolse all’amico Quirino, proprietario di un emporio, che li ospitò nella propria casa. Vi restarono per circa otto mesi, fino alla fine del conflitto, mangiando insieme e rifugiandosi in cantina nei momenti di pericolo. Nacque un’amicizia tra le coetanee Tomassina e Viviana, figlie rispettivamente di Quirino e Virgilio. Grazie a quest’ultima, che nel 2006 ha presentato richiesta allo Yad Vashem per inserire Quirino e sua moglie Sperandia nell’elenco dei Giusti, la vicenda è venuta alla luce. Oggi i nomi della coppia compaiono nel Giardino di Gerusalemme. Classe III C

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