Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Ragazzi prigionieri dei telefonini

LA TECNOLOGIA ci ha rivoluzionato la vita e soprattutto il modo di comunicare, sempre più giovani vivono prigionieri dei social network e molti esperti cominciano a paragonare la dipendenza dai cellulari alla dipendenza dall’alcol. Forse dobbiamo correre ai ripari? Che cosa si può fare? Negli ultimi anni, con la crescita del numero e dei modelli di cellulari, nonché dei servizi offerti attraverso il telefonino, si assiste infatti all’incremento di casi di quella che è già diventata una malattia, la ‘telefonino-dipendenza’. Inizialmente il cellulare era uno strumento essenziale alla portata di pochi, mentre ora il cellulare è alla portata di tutti e ha cominciato a rispondere e ad alimentare il bisogno comune di essere vicini. Infatti il cellulare è oggi uno strumento che ci accompagna in ogni momento della giornata e ci aiuta ad organizzarci il lavoro, i momenti di svago ed altro... Praticamente la vita quotidiana. Molto spesso gli adolescenti usano il telefonino come strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione. C’è però il rischio che la comunicazione telefonica sostituisca quella reale. Inoltre un altro rischio grave è quello di trovare con difficoltà una separazione tra pubblico e privato tra intimo e condiviso, soprattutto con l’uso eccessivo dei social network, questa distinzione è invece fondamentale per la costruzione della propria identità. I RISCHI dell’abuso di queste funzioni sono maggiori nei ragazzi poiché l’età evolutiva è il momento dell’apprendimento delle modalità di contatto sociale reale e delle capacità di controllo degli impulsi e delle emozioni. Quindi questo fenomeno sociale della dipendenza dal cellulare è un problema che colpisce principalmente i giovani. Quando ti viene impedito l’utilizzo del cellulare si possono innescare delle forti reazioni anche fuori controllo come una vera e propria crisi di astinenza. È in questi casi che il telefono diventa una droga. Sicuramente la facilità di utilizzo dei cellulari li rende fruibili anche dai più giovani a cui viene dato il cellulare dai genitori, che sono molto spesso dei grandi sostenitori del precoce utilizzo del telefonino da parte dei bambini e ragazzi perché trovano nel telefono una risposta al proprio bisogno di essere presenti nella vita dei propri figli. L’uso quotidiano del cellulare rende difficile capire e tracciare un confine tra comportamento normale, comportamento aberrante e proprio per questo per individuare tale problematica bisogna osservare sia gli aspetti quantitativi che quelli qualitativi del rapporto con il cellulare. Il rapporto con il cellulare è potenzialmente rischioso per tutti perché spesso solo parzialmente controllabile, ed è per questo che la prevenzione su questa forma di dipendenza è importante tanto quanto l’intervento su di essa. Mettendo a confronto i dati degli ultimi 40 anni, la psicologa Jean M. Twenge scopre che i ragazzi di oggi sono più depressi e meno inseriti a scuola o al lavoro, dei loro genitori e nonni. Passano meno tempo con gli amici, nello studio, nello sport. Non si prende la patente, non si va a ballare, i suicidi aumentano, preceduti dall’uso di droghe, l’insicurezza sociale genera bullismo aggressivo. Vittime numerose tra le ragazze, vulnerabili più dei maschi.

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