Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il futuro nelle parole dei nonni di domani

I NONNI di domani si raccontano ai giovani del futuro. 29 agosto 2049. Cari Luca e Matteo, sapete cos’è successo agli albori del duemila? Io credo proprio di no. Vorrei raccontarvi quindi le esperienze che hanno segnato la mia giovinezza. Sapete che proprio in quegli anni sono stati inventati i primi smartphone? Le prime catene fast food, dove voi ragazzini vi riempite la pancia fino a star male, sono state introdotte proprio agli inizi del duemila. Vi ricordate le monete che vi porto sempre a casa e che voi collezionate mettendole precise precise nella teca? Si chiamano euro. Ma che ne sapete voi di monete, adesso anche il fruttivendolo usa i bitcoin! Ludovico Pio Trillini 26/01/2063. Cara nipotina, è la nonna che ti scrive, volevo sapere come stai. E Luca? Come si trova nella nuova scuola? Ha fatto amicizie? E tu hai scelto cosa farai dopo le medie? ‘Drinnn!’. Scusa, vado a rispondere e torno. Queste nuove tecnologie! Il mio telefono continua a parlare! Non so come si spenga, stanotte mi ha fatto prendere un colpo! Non è che quando venite a trovarmi mi aggiustate quel «coso», visto che state sempre davanti a quella scatolina? Mi ricordo che i primi telefoni erano fissati al muro e suonavano raramente! Ora non esistono più, la suoneria è come quella dei film dell’orrore, per non parlare della tv! Quando l’hanno installata in casa è stata una grande scoperta; era un box pesante e i colori non esistevano. Ora siamo diventati dei robot, o almeno lo sembriamo! Al mercato incontro molti ragazzini e adulti sempre con lo smartphone in mano a mandare messaggi, non hanno più una vita! Noi giocavamo all’aperto, correvamo nei prati, però solo quando era permesso. Chissà se quando sarai più grande si ritornerà ai vecchi tempi o si andrà avanti, peggiorando. Di questo passo vedremo volare le macchine! Sara Boccoli Osimo, 6 marzo 2018. Cari Simone e Federico, nipoti miei, ascoltatemi, non state sempre con i telefonini in mano, uscite all’aria aperta a giocare. Io da piccolo ero sempre fuori, giocavo con i miei amici, o aiutavo i genitori e loro a volte mi regalavano qualche soldo. Vi dico questo per farvi capire come vivevamo noi ragazzi del 1966; non vi dico di fare lo stesso ma di stare meno tempo sul divano con telefoni, tablet, computer e tv. Spero che queste parole vi facciano riflettere. Se vi rimane un po’ di tempo, ogni tanto venite a farmi visita perché mi sento solo, ho anche un regalo per voi! Un saluto dal vostro caro nonno Nicholas. Nicholas Coppari

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