Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Fin da piccolo sognavo di fare il portiere»

ALL’INIZIO della nuova avventura alle scuole medie alcuni di noi non si conoscevano e hanno imparato giorno per giorno a coltivare l’amicizia che lega i compagni di classe. Uno di noi, Francesco Bucci, ci ha raccontato di avere uno zio che ha alle spalle una carriera da calciatore. Abbiamo subito voluto saperne di più e così Luca Bucci, ora allenatore dei portieri del Bologna ed ex calciatore nel ruolo di portiere (per tre anni in nazionale sotto la direzione del commissario tecnico Arrigo Sacchi), ha accettato di farsi intervistare: un’occasione unica per conoscere da vicino un professionista del pallone. Quando è cominciata la sua passione per il calcio? «Fin da piccolo: io e mio fratello Stefano simulavamo la porta tra due alberi facendo arrabbiare nostro padre». Quando arrivò la vera occasione? «Fu a 14 anni e mezzo, quando feci il provino. A 15 anni giocavo nel Parma». Se dovesse citare la più importante partita che ha giocato? «Me ne vengono in mente diverse: la finale di coppa Uefa contro la Juve, la finale Coppa delle coppe contro l’Arsenal e molte altre partite di avvicinamento alle finali e competizioni come l’attuale Europa League e Champions League». Può farci una carrellata delle squadre in cui ha giocato? «Ho iniziato nel Parma (ed era il 1985), poi Pro Patria, Rimini, Parma, Casertana, Reggiana, di nuovo Parma, Perugia, Torino, Empoli, Parma e infine Napoli, nel 2009 a 40 anni. Ora sono allenatore dei portieri del Bologna, nello staff di Donadoni». Qual è secondo lei il giocatore più forte del Bologna? «Ci sono diversi forti giocatori: c’è Verdi (attaccante esterno), poi Pulgar (centrocampista), Di Francesco (attaccante esterno) e altri giocatori in crescita». Infine un’ultima, spinosa, domanda: chi tiferebbe in un derby Parma-Reggiana? «Il Parma mi ha offerto la possibilità di realizzare il mio sogno, quello di diventare portiere. In realtà, quando si gioca a calcio, si cerca di vincere per la maglia che si indossa». Francesco Bucci e la classe I A

Per leggere la pagina clicca qui