Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il bullismo non è solo uno scherzo

IL BULLISMO è un grave problema sociale, crea paure, solitudine e traumi profondi a chi ne è vittima. Molti ragazzi della mia età vengono bullizzati da coetanei che approfittano di qualche debolezza o difetto del compagno per umiliarlo. Chi bullizza è un egoista, cresciuto con pochi valori e convinto di potere tenere tutti sotto controllo; spesso è stato a sua volta bullizzato in famiglia, per cui è come un’isola. Vede solo i suoi bisogni, ritiene che la sua sofferenza sia la più grande e la sfoga proprio su coloro che rappresentano la parte di sé tanto odiata ed imbarazzante o sul ragazzo equilibrato e sereno che credono di non poter mai diventare. Tutti invece siamo legati l’uno all’altro: ci sentiamo bene, se cresciamo insieme. Aiutarci a vicenda ci rende migliori; maltrattarci ci rende peggiori. NON si può minimizzare un abuso chiamandolo scherzo. L’abuso fa soffrire perché è un’ingiustizia. Lo scherzo è tale se fa ridere anche la persona cui è rivolto. Eppure questi ragazzi perdono la misura: non sono in grado di comprendere quando stanno esagerando e non importa loro di capire come si sentono gli altri. La tecnologia permette di nascondersi dietro una tastiera e di non vedere il male fatto. I bulli poi sono rafforzati dai deboli che li circondano silenziosi. Non esiste però una posizione neutrale: chi non dice “no” alla prepotenza, dice “sì”. Quando un amico non interviene se uno ti offende, ti chiedi se anche lui sia d’accordo con quelle parole aggressive e questo dubbio ferisce più degli insulti. Esistono varie forme di bullismo: linguaggi volgari, comportamenti sgradevoli e atteggiamenti indifferenti. Alcuni bullizzano i loro coetanei perché è il modo più facile per ottenere quello che vogliono e per mostrare agli altri che sono importanti, per essere seguiti come capi. Spesso questi comportamenti sconfinano in violenza, a volte causano depressioni che portano al suicidio, se la “vittima” non chiede il supporto di adulti come insegnanti e genitori. LA CULTURA della costrizione e della derisione forse nasce dalla natura egoista degli umani. Spesso i figli non ricevono una educazione basata sul rispetto degli altri, sulla generosità, sulla difesa dei deboli, sull’altruismo. A molti è stato insegnato il disinteresse per tutto ciò che sta “oltre il muro della propria casa” e tante volte l’accusa, il risentimento, l’abbandono nascono in famiglia. Molti adulti privilegiano l’individualismo, l’efficienza e il successo personale a discapito del senso di appartenenza a famiglia e comunità. Alcuni giovani si sentono insignificanti e cercano conferme negli amici. Si deve capire che si ha un valore al di là di ciò che dicono gli altri. É vitale cercare di uscire dall’isolamento, parlare del disagio e costruire legami positivi con gli adulti e con i pari, ponti per superare solitudine e tristezza. Chiara Lacanfora, Sabrina Stramigioli III A

per leggere la pagina clicca qui