Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Il buffo gatto di mia figlia. Grazie a lui ora scrivo libri»

MERCOLEDÌ 28 febbraio 2018 – nonostante la neve - lo scrittore ed illustratore Antonio Ferrara si è recato presso l’Ic Darsena assieme alla moglie per presentare e raccontare i suoi libri e rispondere alle domande degli alunni delle classi 1E, 2E, 3E, 2A, 2F e 2G della scuola Mario Montanari riuniti in palestra. La mattinata è trascorsa piacevolmente grazie anche alla capacità dello scrittore di intrattenere, divertire e soprattutto farci riflettere. E’ stata l’occasione per capire come nasce un libro e quali sono i ‘segreti’ della scrittura. Daniela: »Che rapporto ha con la lettura?» «Credo che la lettura e la scrittura siano due facce della stessa medaglia, che la scrittura sia una pratica speciale per fare educazione sentimentale. Dare forme speciali alle propri e emozioni, e nominarle… Sono passi importanti per avere consapevolezza delle proprie emozioni». Quanto tempo impiega circa per scrivere un libro? «Dai 4 ai 6 mesi». Quali sono gli elementi importanti della scrittura di un libro? «Gli aspetti sono tre: trama, linguaggio e struttura. La trama viene costruita e viene suddivisa in capitoli, in ogni capitolo accade qualcosa. Si butta già un appunto per ogni capitolo. Probabilmente però l’aspetto più interessante è il linguaggio, ogni scrittore inventa un proprio linguaggio, che deve essere unito. Nei miei libri il linguaggio è simile a quello parlato… Uno degli obiettivi è scrivere una frase bella e misteriosa e, per incuriosire il lettore, creare suspense». Carlotta: «Prima di pubblicare il libro a chi lo fa leggere?» «A mia moglie Marianna, e prima di tutto deve convincere lei. Poi il libro viene rivisto, ma se mia moglie quando legge storce il naso capisco che qualcosa non funziona, che deve essere modificato». Perché nel libro ‘Batti il muro’, solo Caterina viene rinchiusa nell’armadio e non la sorella maggiore? «Innanzitutto il libro è tratto da una storia vera, la bambina che nel libro si chiama Caterina esiste, si chiama Stefania Lanari e fa la libraia a Pesaro. Stefania dai 6 fino ai 14 anni è stata rinchiusa in un armadio dalla madre, che soffriva di disturbi psichici. Quando lei mi raccontò la sua storia, capii subito che era interessante e chiesi di poterla raccontare. Dopo aver scritto il primo capitolo, la libraia ha smesso di rispondere alle mie telefonate, quindi sono veri solo il primo e l’ultimo capitolo, mentre i centrali sono frutto della mia fantasia». Qual è l’ultimo libro che ha scritto? «‘Pusher’, ma ne sto scrivendo un altro ora, ‘Viva voce’... Ma non voglio svelare nulla e non ho con me i capitoli». Michele: «Qual è il libro che la rappresenta di più?» «Il libro che mi rappresenta maggiormente è ‘Ero cattivo’, è il mio libro preferito, il primo nel quale ho parlato agli adolescenti. Vorrei far notare la scelta del titolo ‘Ero’, voce del verbo essere, tempo imperfetto, quindi un ‘essere imperfetto’, così si sentiva il ragazzo, che perciò poteva solo migliorare» Silvio: «Da dove prende l’ispirazione per i suoi libri?» «Leggendo i quotidiani, soprattutto la cronaca. La storia del libro ‘Pusher’ è nata proprio così, da un articolo di cronaca, è tratta dalla storia vera di un ragazzo che spacciava droga, ma non nella periferia degradata ma a Napoli centro, con la sorellina di 8 anni che con le sue piccole dita gli preparava le bustine da spacciare». Sara: «A che età ha iniziato a scrivere?» «A 43 anni. Prima facevo l’illustratore, ma tutto è cambiato quando mia figlia Martina, che allora aveva 8 anni, portò a casa un gattino randagio che desiderava tenere e che era veramente particolare… All’inizio mi sono opposto perché sono allergico ai gatti, poi lo abbiamo adottato e questo micio aveva delle abitudini così strane e poco profumate che non si poteva non scrivere e raccontare di lui». Quanti libri ha scritto? «Tra i libri illustrati, poi scritti, e anche quelli scritti ed illustrati ben 123!» Quali sono i libri che le è piaciuto di più scrivere? «‘Ero cattivo’ e ‘Batti il muro’». Soraya: «Hai mai pensato di abbandonare il lavoro di scrittore per fare qualcos’altro?» «Assolutamente no, perché la scrittura è troppo bella, per fare questo lavoro a tempo pieno ho lasciato il precedente lavoro di impiegato». Alessandro: «Come si sente ad essere famoso?» «E’ una sensazione bellissima. La scrittura è anche autocompiacimento, la scrittura è una relazione, che deve tenere conto di chi legge». Perché i capitoli dei suoi libri sono così corti? «E’ una strategia di lettura, perché spesso gli alunni si spaventano a leggere libri con capitoli troppo lunghi. Ogni capitolo all’inizio è più lungo ma viene tagliato e suddiviso in tre o quattro capitoli». Classe 2E Carlotta Forti, Mattia Moretti, Fatima Emaan, Alessandro Fabbri, Alessadro Lucchi, Elisa Mastrogiacomo, Luca Montalti, Gaia Pescolosido e Serena Santoni Docente Viviana Marchetti

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