Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Un fiore per le vittime della mafia

PAOLO Borsellino, Rocco Chinnici, Peppino Impastato: ecco alcuni dei nomi di chi ha deciso di sacrificare la propria vita per combattere la mafia. Nomi che abbiamo conosciuto grazie al progetto «Liberi dalle mafie», che si è svolto con le classi terze della nostra scuola. Spesso la mafia è stata definita uno Stato nello Stato, una piovra tentacolare che è capace di penetrare in molte attività economiche, per corromperle ed inquinarle. Ci sono persone che sono diventate vittime innocenti di questa ragnatela. Nicholas Green, un bambino statunitense di soli sette anni, divenne un simbolo per tutta l’Italia nella lotta contro le mafie quando il primo ottobre del 1994 fu vittima di un omicidio. L’incidente avvenne sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, quando la loro macchina fu scambiata per quella di un gioielliere e alcuni rapinatori tentarono un furto, degenerato poi in omicidio. I genitori, nonostante la dolorosissima perdita, autorizzarono la donazione degli organi del figlio: un gesto inedito, al tempo, che salvò la vita a diverse persone. Come Nicholas, moltissimi bambini, moltissime persone hanno perso la vita a causa della mafia; persone innocenti che spesso vengono dimenticate, ma che nel loro piccolo hanno trasformato l’Italia in un paese più giusto e più credibile. Persone che hanno combattuto e che, come veri eroi di guerra, devono essere ricordate. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, viene celebrata la Giornata della Memoria per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta contro le mafie, per far sì che in quel giorno non si risvegli soltanto la natura, ma la verità e la giustizia sociale. Un fiore per ricordare le tante vittime della mafia: non è solo il segno di un ricordo che si porta sulla tomba di una persona cara, ma è anche qualcosa di colorato, di profumato, un simbolo di crescita e di rinnovamento, un segno di freschezza e di risveglio. È questo il significato che vogliamo dare alla memoria delle tante vittime innocenti uccise dalla violenza mafiosa: il loro non è un ricordo fine a se stesso, ma è sostenuto che la giustizia si radichi nei nostri cuori e nelle nostre coscienze. Solo così la testimonianza per le tante vittime acquista un colore, un profumo intenso di vita e non di morte. Classi III B e III G

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