Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Un viaggio dentro la storia

SIAMO figli fortunati di un’era di pace e per noi, che la studiamo sui libri, non è facile capire il dramma della guerra, sebbene quasi ogni giorno dalle tv e dalle reti ci giungano le atrocità dei numerosi conflitti che insanguinano ancora molte aree del mondo. Ma quella è una realtà lontana, che ci commuove per un attimo, ma non ci riguarda. Lontane geograficamente da noi sono le guerre di oggi, lontane nel tempo quelle che hanno investito il nostro territorio. In occasione dell’approssimarsi del centenario della conclusione della Grande Guerra abbiamo scelto di dedicare uno spazio particolare per commemorare questo tragico evento che ha lasciato profonde ferite anche nel nostro Paese. Il percorso di conoscenza, iniziato sui banchi di scuola, è proseguito attraverso l’Archivio di Stato di Pesaro, dove abbiamo avuto la possibilità di consultare fonti inedite e soffermarci su aspetti trattati in modo marginale dai testi scolastici. Per un’intera mattinata siamo letteralmente entrati “dentro la storia”. NELL’ ARCHIVIO di Stato sono conservati infatti numerosi documenti relativi al fondo del Distretto militare di Pesaro e Urbino. Ci è stata data la possibilità di consultare queste fonti, di sfogliarle e di ricostruire nel dettaglio un pezzo di storia. I faldoni d’Archivio che abbiamo visionato contenevano infatti i fogli matricolari degli uomini partiti dalla nostra provincia, fra i quali abbiamo individuato, con enorme emozione, quelli dei nostri trisavoli. Attraverso i dati contenuti ci è stato possibile ricostruire la loro storia militare, le loro vicissitudini e, in alcuni casi, purtroppo, anche il loro triste destino. MOLTI di loro erano braccianti e contadini strappati dalle loro famiglie in seguito alla chiamata alle armi, che avveniva in base ad una selezione legata alla salute e allo stato sociale. Molti di questi uomini che erano entrati in guerra piangendo, a contatto giorno dopo giorno con i terrificanti momenti della vita bellica ( paura delle esplosioni, minaccia continua della morte, stanchezza, fame e freddo) subivano traumi emozionali che via via si tramutavano in disturbi psichici. Di questo ci hanno parlato le numerose cartelle cliniche che li tacciavano con lo sprezzante appellativo di “scemi di guerra” e li destinavano ai manicomi con le diagnosi di “demenza precoce, allucinazioni, psicopatia”. I registri d’Archivio ci mostrano infatti che i militari internati al San Benedetto di Pesaro negli anni più crudi della guerra aumentarono notevolmente. Interesse e partecipazione emotiva hanno fatto sì che pagine di storia così lontana si siano avvicinate a noi e ci abbiano resi consapevoli della drammaticità e dell’assurdità della guerra. Classe III A

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