Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

n gita di classe a Barbiana sulle tracce di don Milani. «Lottò per il diritto all’istruzione»

‘I CARE’, mi interessa, la frase con cui don Lorenzo Milani descriveva l’importanza dell’apprendimento scolastico. ‘I care’, la frase che per noi alunni di terza media è stato il punto di partenza per un progetto sul diritto all’istruzione che ha visto la figura di don Milani come il momento culminante. ‘I care’, la frase che spicca in un cartello appeso in quella che era l’aula usata da don Milani nella sua scuola di Barbiana, e che abbiamo potuto vedere, dal vivo, il 19 marzo scorso, quando, come ultima tappa del nostro lavoro, ci siamo recati proprio a Barbiana. BARBIANA: una piccola parrocchia sperduta nelle campagne toscane, dove don Lorenzo Milani fu mandato come priore, nel 1954, in seguito a contrasti con la Curia di Firenze. La nostra visita è incominciata dal cimitero, dove sono sepolti don Milani e Michele Gesualdi, uno dei suoi primi sei allievi, l’allievo prediletto, che si è spento il 18 gennaio scorso. La visita della scuola è stata condotta da Piero Cantini, un altro dei primi suoi alunni, che ci ha aperto le porte della canonica facendoci sedere nei banchi della scuola dove abbiamo ascoltato con interesse la sua esperienza a Barbiana. Don Lorenzo, appena arrivato, incominciò a girare per le campagne circostanti cercando di convincere le famiglie di contadini a mandare i loro figli in quella che sarebbe stata la sua scuola, per dar loro quell’istruzione che altrimenti non avrebbero avuto. A volte non fu facile convincerli, perché a quel tempo due braccia in più nei campi agevolavano il lavoro. Don Lorenzo però ci riuscì ed ebbe così inizio l’attività della scuola di Barbiana, una scuola molto diversa dalle altre, diversa negli orari (si frequentava 365 giorni l’anno), nei contenuti, ma soprattutto nel metodo d’insegnamento: non venivano insegnate solo le materie scolastiche, ma si insegnava ad affrontare la vita, era una vera e propria scuola di vita. Per don Lorenzo inoltre era fondamentale la lingua: «Solo se sai ascoltare e capire, sei libero». In classe, leggeva il Vangelo e il giornale con lo stesso spirito e chiamava i ragazzi a intervenire e a discutere. L’attività scolastica degli studenti di Barbiana si concretizzò nello scrivere, insieme al priore, quello che sarebbe diventato il suo libro più noto, ‘Lettera a una professoressa’. Il pretesto per scriverlo fu il fatto che alcuni suoi alunni, mandati in una scuola pubblica a sostenere l’esame di ammissione alle magistrali, furono bocciati ed umiliati da una professoressa che ammise di preferire un «figlio di papà» a un «figlio di contadini». Quel libro fu l’ultima sfida di Don Lorenzo, perché, appena un mese dopo la pubblicazione, avvenuta nel maggio del 1967, morì di tumore. IL NOSTRO progetto ci ha permesso di conoscere la vita di don Milani, capire i suoi sforzi nel campo dell’apprendimento scolastico e riflettere su alcune sue idee, sulle sue ‘perle di saggezza’, come ci piace definirle. C’è una frase in particolare che secondo noi sintetizza perfettamente il pensiero della Lettera: «Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto fare parti uguali fra disuguali». In classe abbiamo riflettuto molto sul profondo significato di questa frase, che voleva sottolineare le disuguaglianze che esistevano in una scuola che innalzava i bravi e i ricchi lasciando alle spalle i meno abbienti e studiosi. Egli accusava la scuola, poiché credeva che tendesse a bocciare i bambini in difficoltà, invece di aiutarli e sostenerli. «Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati» (da ‘Lettera a una professoressa’). Pensiamo che questa frase sia ancora molto attuale oggi, in una scuola che accoglie e integra ragazzi provenienti da realtà completamente diverse, molti dei quali con non poche difficoltà. Ancora oggi, nel mondo, servirebbe una persona come don Milani, che combatta con tutto se stesso per i diritti fondamentali come quello dell’istruzione. Classe III A

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