Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il monte frumentario per aiutare i poveri

ARRIVANDO oggi a Paggese, si ha l’immagine di un antico borgo nascosto tra montagne e boschi, caratterizzato dalla tipica struttura medievale rimasta inalterata nei secoli e dalle case di travertino proveniente dalle vicine cave. Ora siamo abituati alle grandi vie di comunicazione, ai grandi centri abitati. In passato non era così e Paggese, come molti altri borghi, aveva una notevole importanza. Proprio la presenza di queste case di travertino, abitazioni signorili destinate a famiglie benestanti, ci racconta appunto dell’importanza che Paggese ha avuto in passato. L’agiatezza però non era per tutte le classi sociali. A fronte di artigiani e borghesi benestanti, erano molte le famiglie di contadini che vivevano in condizioni di grave disagio. E così anche a Paggese viene attivato il Monte frumentario, una istituzione parrocchiale. I primi monti frumentari sono nati alla fine del XV secolo, per volere del cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, futuro papa Benedetto XIII, per prestare ai contadini più poveri il grano e l’orzo per la semina, ed ebbero una notevole diffusione durante i secoli XVI e XVII. Essi si rivolgevano in particolare ai tanti che vivevano in condizioni di pura sussistenza quando, per il bisogno, erano costretti a mangiare anche quanto doveva essere riservato alla semina. Così, al momento della semina, si facevano prestare una quarta di grano che veniva loro consegnata rasa. Le granaglie un tempo si misuravano a volume e non a peso con l’ausilio di contenitori di legno chiamate appunto quarta (circa 27,12 kg) e prebenda (1/4 di quarta). Dopo la mietitura il contadino restituiva la quarta colma: la differenza di volume era l’interesse richiesto e la chiesa se ne serviva per se’ e per i poveri della parrocchia. In un antico decreto, datato 26 luglio 1835, l’allora vescovo della diocesi di Ascoli, Gregorio Zelli Iacobuzi, lamenta una cattiva gestione di tale istituzione dovuta al fatto che i contadini non restituivano il grano preso in prestito, a volte spinti dalla miseria, spesso dalla negligenza. Egli scrive: «Visto il registro del monte frumentario conosciamo dal medesimo non esser esso amministrato con diligenza, colla quale debbono amministrarsi le cose della chiesa […]a togliere tale abbuso (sic) ed a salvare l’interesse della chiesa, e de’ poveri, ordiniamo quanto appresso[…]». La sede del Monte Frumentario sorge al centro del borgo ed è quella che sembra essere la casa più antica. L’edificio è ora di proprietà interamente della Parrocchia che ne ha restaurato la struttura muraria, il tetto e i solai con il contributo della Cei.

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