Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La vita degli innocenti nel Magazzino n.18

 

NEL PORTO Vecchio della città di Trieste si trova il Magazzino n.18, non è un semplice ammasso di oggetti, sedi, armadi e giocattoli, ma è un enorme vuoto, un simbolo di amnesia, un museo che racconta la vita di migliaia di persone istriane, fiumane e dalmate, che 70 anni fa persero la propria identità, poiché da un giorno all’altro si trasformarono, da italiani a slavi e viceversa. Questo esercito di innocenti, colpevoli solo di essere nati sul confine orientale, fu costretto ad abbandonare la propria terra, l’Istria, per sfuggire ai partigiani del maresciallo Tito e alla Iugoslavia comunista. Il Magazzino 18 è dunque il luogo dove riposa l’identità di un popolo, formato da italiani come noi, che perse da un giorno all’altro la sua lingua, i suoi usi e costumi ed è caduto nel dimenticatoio, come se non fosse mai esistito. Questo luogo è l’unico simbolo di quel tragico pezzo di storia che testimonia la sofferenza provata dai nostri connazionali nel portare via i loro effetti personali, parcheggiati in un posto umido alla periferia di Trieste ed il dolore nel doverli lasciare perché non avevano la possibilità di utilizzarli nel luogo dove sarebbero andati. Sono oggetti che trasmettono un profondo senso di abbandono e di speranze andate in frantumi perché i profughi istriani hanno portato in questo magazzino sconosciuto, ora diventato famoso, tutte quelle suppellettili che pensavano un giorno di riprendere per ritornare nella loro terra. Quella che sembra una favola, purtroppo è una tragica realtà, quella dei profughi istriani che non hanno ricevuto una bella accoglienza anche nella nostra patria. Non dimenticheremo mai il caso della stazione di Bologna, dove un convoglio con a bordo centinaia di profughi noto come ‘treno della vergogna’ venne preso a sassate da una folla inferocita. Oggi quella terra, l’Istria, dimenticata dagli Italiani, sembra quasi una terra fantasma, e le sue città, che oggi sono importanti mete turistiche e che molti italiani vanno a visitare, un tempo erano la nostra Italia. Novigrad è il nome croato di Città Nova d’Istria, Rijeka quello di Fiume e Pula quello di Pola. Però l’Istria è una terra di confine e, come tale, in essa sono passati tutti: italiani, slavi, austriaci, francesi, ungheresi e molti altri popoli. Popolazioni che hanno provato a capirsi, ma nella maggior parte dei casi, si sono scontrate senza sapere che la diversità è un arricchimento che va valorizzato e non represso. Classe II A

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