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«Pallanuoto, così nasce una campionessa»

ABBIAMO incontrato Francesca Pomeri, la 25enne campionessa di pallanuoto, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio del 2016. Che cosa l’ha spinta a cominciare questo sport? «Facevo corsi di nuoto e nella corsia di fianco alla mia si allenavano le ragazze della pallanuoto. Una volta, per caso, mi hanno invitato a provare, e da quel giorno ho continuato. Fondamentalmente posso dire che mi hanno spinto l’amicizia, il gioco di squadra e il fatto che si nuota con una palla in mano, perciò è più complesso». A che età ha cominciato a praticare la pallanuoto? «A 12 anni». Normalmente qual è il luogo in cui si allena? «Alla piscina del Passetto di Ancona, ma sono stata anche sei anni a Imperia e due a Cosenza, sempre con lo stesso allenatore». Che ruolo le è stato assegnato in vasca? «Diciamo che tutti attaccano e tutti difendono: nei primi anni ero più difensore, con il tempo mi hanno addestrato anche ad altri ruoli, tranne il portiere». Che rapporto ha con le compagne? «Sono amiche, con loro condivido tanto tempo, fatica e gioie. Poi, come in tutte le cose, con alcune leghi di più e con altre meno, però andando avanti diventano amicizie speciali da condividere non solo in piscina, ma anche fuori: lo sport ti porta a condividere tanto». Che cosa prova quando vince? E quando perde? «Quando vinci pensi di essere nella squadra più forte del mondo, invece, quando perdi, ti arrabbi perché credi che potevi fare di più». Che emozione ha provato quando ha saputo della convocazione alle Olimpiadi? «Ero felice e mi sono resa conto di vivere qualcosa più grande di me, come se da quel giorno stessi sognando: non ci potevo credere, invece era tutto vero». Che cosa ha provato al momento della premiazione? «Una felicità talmente forte che non ho saputo darle un nome, nonostante avessimo perso la finale. Ho pensato: guarda dove sono, uno stadio grande, pieno di gente. Ero lì con le compagne e una medaglia d’argento al collo. La mia felicità era veramente grande». Come riesce a conciliare studio e sport? «Ciò non significa che non posso vedere un film o uscire con gli amici, ma nell’anno della maturità dovevo studiare di notte e portarmi i libri in piscina. Devo fare sacrifici in più, quindi per conciliare sport e studio bisogna dedicare ogni momento libero allo studio, perché non voglio trascurare lo sport». Sofia Marchegiani e Vittoria Boschi, II B

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