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Murales, arte o vandalismo?

NON ESISTE una definizione ufficiale di street art e neppure fra i suoi interpreti esiste un’idea comune. La street art è un’espressione artistica nata a New York negli anni ’70 e ’80. Ciò che ha dato avvio al movimento è stata l’inaccessibilità del circuito dell’arte ufficiale. Quest’ impossibilità espressiva, unita all’edificazione di muri ‘tristi’, ha prodotto una generazione di artisti più o meno spontanei, diversi per formazione e origine, desiderosi di comunicare il proprio pensiero attraverso le arti visive, sulle superfici inutilizzate delle città: barriere, pareti cieche, muri di cinta, edifici abbandonati, sportelli, cisterne, ringhiere. È SBAGLIATO però ridurre questo fenomeno a intento decorativo: la street art non vuole abbellire l’ambiente, piuttosto comunicare qualcosa grazie a esso. Uno dei pionieri di quest’arte, l’americano John Fekner, descrive la street art come «tutto quello che sta in strada che non siano graffiti», considerati una sottocategoria dell’arte di strada, da riferire alla cultura hip hop. Quelle scritte affascinanti e generalmente incomprensibili e le firme sui muri (tag), benché abbiano radice e tecniche comuni, non si considerano street art. Chi decora dietro compenso le saracinesche dei negozi non fa street art. Anche in Italia il fenomeno era inizialmente relegabile a una certa cultura underground, parallela al mondo dell’arte ufficiale, ma diversa per intenti e ambienti. Con il passare degli anni, l’interesse che questa forma d’arte ha saputo attrarre ha influito sul fatto che la street art, oggi, è vista sempre meno come un fenomeno assimilabile al vandalismo, sebbene sia una forma d’espressione che non può prescindere dalla subalternità alle regole. Le motivazioni che spingono tantissimi giovani a intraprendere questo percorso artistico sono diverse: critica verso la proprietà privata, contestazione della società o della politica, un modo per esporre liberamente senza i vincoli di gallerie e musei. L’ARTE di strada offre, infatti, la possibilità di avere un pubblico spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria. L’arte urbana italiana ha raggiunto notorietà europea dal 2000, grazie alle tre scuole di Milano, Bologna e Roma. Appartengono alla scuola bolognese Blu, artista di strada di fama mondiale; Ericailcane, caratterizzato da un immaginario che incrocia uomo e animale; Eron, attivo dagli anni Novanta tra Rimini e Bologna. Le opere di street art non sono né private né pubbliche: appartengono all’artista, ma ancora di più al luogo dove vengono installate. In questo modo si assiste alla condivisione di un pensiero attraverso l’arte. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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