Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Ecco cosa abbiamo imparato dalla nostra esperienza con due studentesse straniere

ESISTONO differenze tra gli abitanti del pianeta? Certamente, ma in fondo siamo tutti parte di un’unica umanità. A dimostrazione di ciò l’istituto comprensivo 4 di Forlì, convenzionato con Aiesec Italia, ha attivato Educhange, un progetto di insegnamento in lingua inglese e di scambio culturale. Anahì e Viktoriia sono due studentesse provenienti dall’Argentina e dall’Ucraina che dal 12 febbraio al 28 marzo 2018 hanno prestato servizio volontario presso le classi della scuola secondaria di primo grado ‘Piero Maroncelli’ affiancando gli insegnanti per circa 25 ore settimanali. Le giovani volontarie sono state ospitate da due famiglie della scuola che sono seguite da Aiesec sede di Bologna e dalla docente referente del progetto, professoressa Turchi, che dichiara: «Quando ho scoperto sul sito del Miur l’esistenza di questo progetto mi sono chiesta: perché non partecipare? Del resto, l’opportunità di migliorare le capacità comunicative in lingua inglese di alunni e docenti non può che garantire un valore aggiunto al processo di apprendimento degli uni e di insegnamento degli altri. È un progetto ambizioso, che risponde all’esigenza di sensibilizzare la comunità scolastica alla dimensione internazionale dell’i-struzione». AIESEC, la più grande organizzazione completamente gestita da giovani, apolitica e no profit, sostiene infatti il progetto insieme all’Onu, con cui collabora ufficialmente dallo scorso anno per la promozione dell’Agenda 2030 ed il raggiungimento dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare il quarto (Quality Education), che mira ad assicurare a tutti un buon livello di istruzione. Le lezioni hanno quindi per argomento temi di rilevanza globale che vengono trattati rigorosamente in lingua inglese attraverso varie metodologie (cooperative learning, lavori di gruppo, simulazioni). LO SCOPO principale del progetto è favorire l’interscambio linguistico e culturale. La diversità – si sa – impaurisce, perché ciò che è nuovo può essere pericoloso e imprevedibile. Di fronte ad individui con aspetto e abbigliamento diversi dai propri, che parlano una lingua per noi incomprensibile e che hanno comportamenti non comuni, l’essere umano ha un istinto di prudenza, perché teme di non riuscire a far fronte alle situazioni che non conosce. Eppure, se coltiviamo un atteggiamento di curiosità e di apertura, possono nascere nuove amicizie e legami costruttivi. La docente di matematica, prof.ssa Minoia, che ha ospitato Viktoriia, dichiara entusiasta: «Non capita tutti i giorni un’opportunità del genere, perciò io e mio marito abbiamo deciso di non lasciarcela scappare. Dare a noi e ai nostri figli la possibilità di parlare tutti i giorni in lingua inglese, di confrontarsi con altre tradizioni e di assaggiare cibi tipici di altre culture restando a casa: questo ci ha spinti a diventare una ‘host family’». Le stesse motivazioni hanno indotto la famiglia di Anita Zauli della classe 2ªC ad accogliere la volontaria argentina: «Abbiamo scelto di vivere questa esperienza, di cui al momento siamo pienamente soddisfatti, per consentire a noi e a nostra figlia di relazionarci con una cultura differente dalla nostra». LA DIVERSITÀ, quindi, deve favorire e non ostacolare la convivenza. Entrambe le famiglie hanno dedicato cure e attenzioni alle giovani volontarie affinché potessero ambientarsi e sentirsi a proprio agio. Anahì commenta così il suo arrivo in Italia: «Sono stata catapultata in uno scenario completamente nuovo: altra gente, altra lingua, altri usi e costumi, e infine, me stessa. Educhange approda a Forlì, con la sua luce soffusa e la sua gradevole brezza…». Per Viktoriia ed Anahì non è stato semplice affrontare il cambiamento improvviso, ma le difficoltà non hanno impedito loro di trovare aspetti positivi nella nostra città e nel nostro sistema educativo. Allo stesso modo, Educhange per i docenti e gli alunni della scuola ha rappresentato una preziosa occasione sia per potenziare la conoscenza della lingua inglese sia – come dice Viktoriia – per «modellare la propria prospettiva del mondo» attraverso la conoscenza di culture e stili di vita diversi. classe 3ªC

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