Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Combatto ogni giorno dando voce a chi non ce l’ha»

EMANUELA Falcetti, voce grintosa e appassionata, è giornalista dagli anni Ottanta. Ora conduce ‘Italia sotto inchiesta’ su Rai Radio 1, dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 19. La incontriamo via Skype. Falcetti, quando frequentava la scuola media che studentessa era? Sentiva già che sarebbe diventata giornalista? «Non ero una brava studentessa: volevo fare troppe cose. Sono andata in una scuola bilingue con regole rigide, ma rispetto alle mie compagne ero la pecora nera. Da piccola non pensavo di diventare una giornalista, sognavo di essere una maestra d’asilo. Ora cambio sogno ogni mezz’ora!». Cosa l’ha spinta verso la strada del giornalismo? «La voglia di voler essere utile. Amo il giornalismo che si sporca le mani con la vita quotidiana. L’informazione di servizio è il lavoro perfetto per me». Abbiamo scelto da poco la scuola superiore e non sempre i nostri desideri coincidevano con le aspettative dei genitori. La famiglia ha appoggiato la sua decisione di dedicarsi al giornalismo? «I miei genitori mi hanno insegnato che i risultati si ottengono con i sacrifici, perciò è meglio impegnarsi in ciò che si ama. Scegliete con il cuore ciò per cui vale la pena rischiare e faticare». Ha esordito occupandosi di musica, com’è avvenuto poi il passaggio al giornalismo di denuncia? «Ho iniziato a lavorare alla Mondadori, svolgevo il ruolo di “jolly”, quindi trattavo argomenti diversi. Ho lavorato in ambito musicale. Ho capito che non era la mia strada, amavo il giornalismo di denuncia, ma mi è stato utilissimo: mi ha dato ritmo. Non togliete mai la musica dalla vostra vita, vi fa diventare rock». Qual è il lavoro che svolge quando non è in live? «Arrivo in Rai verso le 10 ed esco alle 20 e 30. Praticamente non ho vita, ma per fortuna vicino a me ho mio marito. Tutto quello che non è lavoro è dedicato alla famiglia, non c’è spazio per altro». Fra le tante inchieste realizzate ce n’è una a cui è particolarmente legata? «Sì, vorrei mettere le telecamere negli asili, nei posti dove ci sono i malati e gli anziani, in modo da scoprire chi si approfitta di loro. Le telecamere tolgono la privacy ma difendono i più deboli». Qual è l’aspetto più affascinante della sua attività? «Il fatto che posso cantarle in faccia. Non mi fermo davanti a nessuno. Combatto per chi non ha voce». E quello più faticoso? «Affrontare la paura che qualcuno possa mettermi un bavaglio e mi impedisca di denunciare le ingiustizie». Durante la sua trasmissione il pubblico dialoga con lei attraverso Twitter e Periscope. Qual è il suo rapporto con i social? «Ho un rapporto fortissimo. Sono arrivata agli inizi dentro i social e non intendo mollarli. Gli ascoltatori mi scrivono in diretta dandomi consigli ed indicazioni. Il pubblico è la mia redazione». Perché ha scelto la radio per dare voce al suo giornalismo? «La radio è veloce, immediata e arriva ovunque in pochissimo tempo. Con una cuffietta e un microfono puoi entrare nel mondo». Protagonisti delle sue trasmissioni spesso sono i diritti violati. Le chiediamo un consiglio per diventare cittadini consapevoli. «Dovete conoscere le leggi, i vostri diritti e i vostri doveri, così sarete cittadini e uomini più forti. Vorrei vivere in un paese dove la giustizia è rispettata, dove ci si batte in base al merito. Voi dovete essere primi perché lo meritate». Classe III F

Per leggere la pagina clicca qui