Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

L’involontario egoismo dei genitori

 

«L’EGOISMO non consiste nel vivere come ci piace, ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi». Paradosso di Oscar Wilde. Questo paradosso in questo momento è quello che più rappresenta il mio stato d’animo di adolescente. La sua lettura, infatti, mi fa subito pensare a mia madre che spesso quando non studio come vorrebbe lei o quando mi comporto in un modo diverso dal suo, mi riprende e mi dice «Ai miei tempi, non si faceva così!» e io sentendo questa frase, mi arrabbio molto. E allora penso che mamma sia un po’ egoista perché vorrebbe a tutti i costi che io fossi come lei era alla sua età. Qualche volta provo a farle capire che non c’è cosa peggiore che pretendere da un’altra persona un comportamento simile al proprio: tutti siamo diversi, diversi nel carattere, nella sensibilità, nel dare importanza e priorità alle cose e tutto è influenzato anche dal momento storico in cui viviamo. Io non posso essere come lei vorrebbe: ho la mia personalità, i miei gusti, le mie preferenze, vorrei fare le mie scelte che non è detto siano coincidenti con le sue aspettative. Spesso mi sento dire che noi giovani non abbiamo più la pazienza di aspettare e, quando ci mettiamo in testa una cosa, la vogliamo ottenere subito: io questo rimprovero non lo capisco perché oggi noi adolescenti siamo abituati ad utilizzare la tecnologia, come per esempio WhatsApp, Instagram ecc..., che ci permette di arrivare velocemente a ciò che vogliamo e di accorciare i tempi d’attesa. Per questo penso che i nostri genitori fatichino a capirci. L’egoismo dei genitori di noi adolescenti, in questo momento, li porta a non riuscire a comprendere come per noi, a volte, sia impossibile comportarci come vorrebbero loro, perché non abbiamo conosciuto la loro realtà e le loro esigenze; spesso la frase «Ai tempi miei...» rappresenta solo una loro incapacità di fornirci spiegazioni, di prendere atto che le nostre esigenze sono diverse da quelle loro perché siamo in un diverso contesto storico rispetto a quando loro erano ragazzi e al contempo, però, indica anche il timore di vederci crescere e di non avere più accanto i loro bambini. Non si può sempre riferirsi al passato, forse sono loro che debbono adeguarsi al mondo che cambia e soprattutto accettare che noi siamo altro da loro e che vogliamo essere noi stessi. Forse diventando adulta potrò capire il loro modo di pensare, ma oggi mi risulta veramente difficile. Silvia Latilla IIIB

per leggere la pagina clicca qui