Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Ci racconti l’impresa in cima al mondo»

I RAGAZZI della redazione del giornalino della scuola ‘Marin Sanudo Il Giovane’, di Rosolina, con l’insegnante responsabile Antonella Zennaro, hanno intervistato Corrado Tiozzo, che recentemente ha raggiunto il campo base del monte più alto del pianeta: l’Everest. Com’è nata questa sua passione? «Sin dall’infanzia ho sempre avuto la passione per la montagna e ho sempre amato fare delle lunghe passeggiate». Prima dell’Everest quali altre montagne ha scalato? «Molti 3.000 metri delle Dolomiti e il Kilimangiaro». Perché l’Everest? «Visitare il Nepal è sempre stato un mio desiderio, l’Everest è un obiettivo importante per ogni scalatore». In quanti eravate? «Ho deciso di intraprendere questa avventura da solo. Sono stato accompagnato da tre guide, ma ho voluto compiere il viaggio da solo. C’erano anche gli sherpa, i portatori di alta quota indispensabili nelle spedizioni himalayane». Qual è stato l’itinerario? «Venezia - Doha – Kathmanndu. Poi da Kathmandu a Lukla. Da Lukla si percorre la via che attraversa il Khumbu, abitato dal popolo Sherpa. In successione bisogna attraversare tre valli. Si attraversano le città di Namche Bazaar, il monastero buddhista di Tengboche, Dingboche, Lobuche, Gorak Shep, Kala Patta. Da qui si giunge al campo base». Quanto è durato il percorso? «14 giorni.  Alla mattina ci si preparava, si faceva la colazione e si iniziava la scalata alle otto. Si faceva una pausa  all’ora di pranzo per poi riprendere fino alle cinque». Il vostro pasto? «Riso, una scodella di brodo di legumi e un piatto di legumi lessi. Sempre riso, tanto riso. Devo dire che l’allenamento non ti prepara a tutte le difficoltà che si incontrano. Anche la monotonia dell’alimentazione è una difficoltà da superare». Il clima durante la scalata? «Sono stato fortunato perché è sempre stato bello, tranne una mattina che siamo partiti con una bufera di neve ma in seguito la giornata è migliorata. Ho scelto uno dei periodi più indicati perché il clima non è sempre adatto. Anche se è possibile fare trekking in questa zona lungo tutto l’anno, i periodi migliori sono da marzo a maggio e da settembre a novembre. Gli inverni sono molto freddi e la neve può rendere difficile il viaggio». E’ difficile la discesa? «E’ stata più difficile, perché durante la salita si è motivati, si vuole arrivare alla meta, si sente meno la fatica. Mentre nella discesa si è più stanchi». Si è preparato per questa scalata? «Il percorso è molto impegnativo. Oltre ad essere dimagrito di qualche chilo, facevo mezz’ora di cyclette o di nuoto tutti i giorni e camminavo molto. Ci sono stati dei momenti in cui la stanchezza era tale che più di una volta ho avuto la paura di non farcela. In questi casi solo una grande forza di volontà ti permette di non mollare. Per fare un viaggio simile uno deve crederci». Cosa le è rimasto di questa esperienza? «Il paesaggio è fantastico: si vedono panorami indescrivibili. E’ stato interessante anche vedere come delle popolazioni possano vivere a quelle altitudini senza difficoltà. Sono condizioni di vita per noi impensabili. Cosa consiglierebbe a chi volesse intraprendere questo viaggio? «Di abituarsi a camminare ed a pensare, un’esperienza del genere richiede forza di volontà e determinazione».

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