Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Bullismo all’ordine del giorno. L’importante è denunciare

NON passa più un giorno senza sentir parlare di adolescenti che aggrediscono altri loro coetanei con atti di violenza fisica o morale: minacce, insulti, percosse, umiliazioni; violenze che vedono come protagonisti i bulli e le loro vittime e fanno, ormai, parte del vissuto quotidiano delle scuole, dei quartieri, persino delle relazioni nei social network con scherni, ingiurie e offese online, una forma di aggressività meglio nota come cyberbullismo. Il bullismo non è altro che lo specchio del malessere della nostra società che fatica ad accettare la diversità, rimane indifferente alla violenza o peggio ancora la tollera attraverso la libera circolazione di videogiochi che stimolando la violenza virtuale aumentano le probabilità di reazioni violente nella vita reale, per non parlare delle azioni illegali di gente che no ha scrupoli.Tali sono le azioni messe alla luce da un articolo di cronaca del 6 febbraio scorso, che denunciava la distribuzione di album e figurine che incoraggiavano gli atti di bullismo fuori dalle scuole della città di Firenze. Spesso, i bulli occupano le pagine della cronaca giornalistica. Molti dei nostri concittadini si imbattono ogni giorno, nei giornali o in tv, in un nuovo episodio di bullismo avvenuto in chissà quale parte d’Italia o dell’Europa. NEL NOSTRO PAESE, questo fenomeno di violenza gratuita, si diffonde a macchia d’olio. Infatti, secondo i dati di una ricerca dell’Università Federico II di Napoli, il 24% dei ragazzi è vittima di bullismo. I bulli, da soli o organizzati in bande, offendono per le strade e nelle scuole colui che prendono di mira: un ragazzo considerato diverso, debole, un compagno che non sarà mai duro come loro. Ecco, il bersaglio perfetto che subisce e per vergogna o per timore non parla. La vittima vive nella paura e nell’angoscia di chi teme conseguenze peggiori se parla, se denuncia gli abusi subiti dal compagno o dai compagni. Si vergogna di raccontare agli altri le sue disgrazie: le botte, le parole offensive, le prese in giro. Invece di parlare tace o se parla si nasconde dietro a bugie inventate al momento: «Sono caduto, ho sbattuto la testa ed è uscito un po’ di sangue»; «Sono triste perché l’interrogazione è andata male». Chi può affermare a cuor leggero di essere indifeso, di aver bisogno di qualcuno che lo protegga, di non poter prendere in mano la situazione? Spesso, le conseguenze per la vittima che non trova il coraggio di reagire, di confidarsi con i genitori o con gli insegnanti sono terribili: avvilimento, solitudine, depressione, frequenti incubi e in casi estremi sopravviene il suicidio! A SUA VOLTA il bullo non è certo nato bullo. Si atteggia a imbattibile, ma in fondo è un ragazzo infelice e disagiato. Solo davanti alla console impara a odiare, privo di affetto, vittima egli stesso di tragiche situazioni familiari, educato all’ intolleranza, sfoga la sua rabbia attraverso la violenza. In altri casi, il bullo è un debole di carattere e trova nella violenza un modo per farsi notare, per essere accettato dagli amici e sentirsi, finalmente, parte di un gruppo. Il bullismo sembra aver messo radici profonde nella nostra società.Un modo per combatterlo è denunciare gli atti violenti se siamo testimoni o vittime di questi, ma la punizione del bullo non risolve il problema. Se il bullismo è il prodotto di un disagio, che si manifesta, quando alcuni valori civili come il rispetto vengono dimenticati, risulta necessaria una maggiore sensibilizzazione attraverso campagne informative nelle scuole e un’educazione sempre più attenta alla promozione dei valori della convivenza civile, del rispetto reciproco e della solidarietà. Fabio Babini, Alice Cenni, Giorgio Gagliardi, Cristoforo Izzo, Emanuel Novacovic, Vallery Panichelli, Filippo Quercioli, Licia Randi e Rania Zribtou, classe 2^ F

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