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Visita al Cnr di Faenza, il centro dove si fa ricerca. Ecco come si utilizza la ceramica

CHI l’avrebbe mai detto che vicino a noi, proprio accanto al noto Cinedream di Faenza, ci fosse uno dei più importanti centri di ricerca d’Italia? Eppure è così. Noi alunni della classe 3^E abbiamo avuto l’opportunità di visitare l’istituto Istec-Cnr di Faenza. Come molti sapranno, il Cnr – Consiglio nazionale delle ricerche – è un ente pubblico nazionale che ha il compito di svolgere e promuovere attività di ricerca nei settori scientifico, tecnologico, economico e sociale. Nello specifico, il centro di Faenza è l’unica struttura di ricerca del Cnr specializzata nello studio dei materiali ceramici e delle loro applicazioni nel settore della scienza biomedica, della tecnologia ambientale e delle nanotecnologie. Questo indirizzo di ricerca si è sviluppato proprio qui per l’antica tradizione della cittadina romagnola nella produzione e lavorazione della ceramica. SIAMO stati accolti dalla dottoressa Anna Costa che ci ha riferito come l’istituto venne fondato nel 1965 dal dottor Emiliani per risolvere problemi tecnici, estetici ma anche organizzativi e commerciali dell’industria ceramica del distretto faentino. Oggi i ricercatori non si occupano quasi più di materiali ceramici tradizionali, ma studiano materiali ceramici avanzati con applicazioni davvero inaspettate. La ricercatrice ci ha coinvolti in un vero esperimento facendoci saltare su una pedana ceramica che, per effetto della pressione, è in grado di produrre energia elettrica; la sua applicazione sarebbe vantaggiosa in luoghi di grande passaggio o ad esempio in una discoteca. La dottoressa Costa ci ha poi condotti nel primo laboratorio dove abbiamo assistito alla costruzione di una cella solare fotovoltaica di ultima generazione, nella quale il materiale ceramico cattura la luce del sole aiutato da un liquido molto economico: succo ai frutti di bosco! La nostra visita è proseguita nel laboratorio dei biomateriali, dove la ricercatrice Elisabetta ci ha mostrato che stanno mettendo a punto una combinazione di un materiale di origine naturale – il rattan- e ceramica capace di ricostruire cartilagini e piccole porzioni di osso fratturato. Questa incredibile applicazione è possibile perché la sospensione di materiale ceramico presenta una composizione simile a quella delle ossa del corpo umano. Questo laboratorio ha avuto in serbo per noi un’altra sorpresa: l’uso della ceramica nella medicina magnetica. Com’è noto, uno dei problemi più grandi dei farmaci è che talvolta, per curare un singolo organo, si rischia di danneggiare il resto dell’organismo con gli effetti collaterali. Il laboratorio faentino studia un metodo per dirigere selettivamente il farmaco nell’organo-bersaglio legandolo ad un supporto ceramico magnetico che viene introdotto nel corpo. Quest’ultimo viene guidato fino all’organo-bersaglio da un magnete esterno. Siamo poi stati accompagnati nell’ultimo laboratorio che si occupa di nanotecnologia, dove cioè si studia l’applicazione di materiali ceramici così piccoli – nanoparticelle – che sono visibili solo con microscopi elettronici. La dott.ssa Costa ha voluto mostrarci l’attrezzatura necessaria ai ricercatori per evitare che queste particelle così piccole possano essere inalate o assorbite dalla pelle e creare così effetti potenzialmente pericolosi: ha vestito un nostro compagno con tuta anticontaminazione, calzari e maschera protettiva; più che uno scienziato sembrava un astronauta. Successivamente le ricercatrici Ilaria e Simona ci ha dimostrato come “ceramizzare” un tessuto, immergendolo in una sospensione di particelle ceramiche per poi rimuoverne il liquido in eccesso e metterlo ad asciugare all’interno di una specie di stufa. Attraverso le nanoparticelle ceramiche si possono dare differenti caratteristiche al tessuto, come ad esempio l’impermeabilità o la capacità di autopulirsi tramite l’esposizione ai raggi solari. Grazie alla gentile ospitalità della dott.ssa Costa, abbiamo avuto l’occasione di vedere da vicino come si svolge il mestiere di ricercatore e abbiamo compreso che le innovazioni scientifiche possono partire anche da elementi di uso comune, come la ceramica, ma che, se studiati e perfezionati, sono capaci di cambiare il mondo. Classe 3^E

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